Il Giappone a matita
Igort e i suoi “Quaderni Giapponesi”

Scritto da Pier Giorgio Girasole -

Approfondimento dell'articolo di Pier Giorgio girasole dal numero 109 di Pagine Zen. Qui vi proponiamo la versione integrale dello scritto con alcune foto.

Chiunque pensi al Giappone da un prospettiva occidentale sa che molti dei suoi aspetti sono affascinanti proprio perché lontani, diversi ed anche opposti a noi. Ed è esattamente questo il principio guida che ha adottato il famoso illustratore Igor Tuveri, in arte Igort, quando ha deciso di iniziare a scrivere, anzi a lasciarsi scrivere, i suoi Quaderni Giapponesi. Sui social network si sa, le notizie spesso scorrono e si diffondono rapidamente, senza un ordine preciso. Ed è proprio partendo dalla rete che l'autore, il quale inizialmente aveva in programma un lavoro sull'esteta russo padre Florenskij, decide di creare, o meglio lasciare che si crei, prima virtualmente e poi realmente, la sua ultima opera: “Quaderni Giapponesi”, un volume illustrato a colori di 180 pagine, edito da Cocoino Press nel 2015.

Come ci confida nel suo incontro torinese avvenuto il 10 Marzo scorso presso il Circolo dei Lettori del capoluogo piemontese, Igort, mentre lavorava per l'opera su Florenskij, aveva deciso di pubblicare su Facebook alcuni suoi disegni che raccontavano le sue esperienze in Giappone. Questo suggeritogli dal fatto che il maestro russo si occupasse principalmente di antinomia, ovvero di opposizioni. E questo, secondo Igort, era quanto aveva provato nei suoi soggiorni e periodi di lavoro in Giappone, luogo antinomico per eccellenza rispetto all'Occidente ed al suo sistema di pensiero.

Un'opera, quindi, che nasce per caso e che è fatta di ricordi, insegnamenti, ma sopratutto sensazioni. Un viaggio sensoriale nel cuore del Sol Levante che ricorda molto i fotogrammi di Wim Wenders nel suo capolavoro Tokyo-ga, ma anche la semplicità dei tratti, unita alla profondità dei contenuti, della matita di Jiro Taniguchi, grande mangaka che compare tra i “protagonisti” del lavoro.

Infatti Quaderni Giapponesi, oltre che ad essere un racconto di viaggio e di sensazioni, è anche un resoconto delle esperienze professionali, ma soprattutto umane, dell'autore in Giappone. Arrivato infatti alla Kodansha a Tokyo nel 1991, lavorerà in terra nipponica per moltissimi anni e dai suoi incontri trarrà numerosi insegnamenti ed impressioni che ci comunica attraverso la carta profumata e ruvida delle pagine del suo lavoro, la stessa tipologia di carta che aveva colpito l'attenzione di Miyazaki, uno dei maestri indiscussi del fumetto giapponese, nel suo incontro con Igort avvenuto a Tokyo.

La prima grande scoperta, ci racconta l'autore, è la concezione di fumetto in Giappone. Il primo lavoro che gli viene commissionato è infatti un racconto breve. Ma se in Europa ciò significa un'opera di due o tre pagine, in Giappone questo equivale a circa ventisei. Inoltre i titoli devono essere corti, con poche sillabe, d'impatto. Nomi come Akira, Gon, colpiscono l'attenzione del popolo col mercato editoriale più grande del mondo. E questi titoli vengono affiancati da Amore e Yuri. I due lavori di Igort per Kodansha.

Il primo è una storia ambientata in Italia dato che l'editor Kurihara era tanto interessato al nostro Paese quanto Igort nel suo. Il secondo invece segna un punto di svolta nella carriera di quest'ultimo. E qui si ha la seconda grande scoperta giapponese.

Nel 1996 infatti Igort viene accolto dagli editor all'hotel Fairmont di Tokyo. Gli vengono richieste circa 16 tavole al giorno per portare avanti la storia del suo fumetto Yuri, che stava riscuotendo un certo successo tra i lettori. Inizialmente Igort rifiuta, non crede sia umanamente possibile. Poi, tornato in camera, prova. E ci riesce!

Da qui la sua rinascita. Sente di essere entrato in una nuova dimensione professionale ed umana.

“I giapponesi credono che ciò avvenga a sessant'anni”, ci racconta sorridendo l'autore “a me è capitato prima”. E queste parole ci evocano un altro grande nome della cultura e, si potrebbe azzardare, del fumetto: Katsushika Hokusai, che con la sua grande umiltà sosteneva di essere sempre alla ricerca della perfezione dei tratti. Artista geniale, che possiamo definire primo mangaka della storia, con i suoi disegni caricaturali realizzati circa trecento anni fa, in un Giappone politicamente e culturalmente isolato dal resto del mondo. Ci si chiede dunque come Igort sia riuscito ad infrangere questa barriera tipica giapponese e a penetrare la loro sensibilità culturalmente monolitica. “Con la pratica della via del guerriero » ci risponde l'autore. «Bisogna misurarsi sul campo”. Ed è quindi dal lavoro e dalla dimostrazione delle proprie abilità che Igort è riuscito ad entrare nel cuore dei giapponesi. Popolo a cui ogni anno non manca di far visita. E popolo a cui sente di appartenere in una vita precedente.

Nei suoi Quaderni Giapponesi Igort ci lascia fluttuare in una dolce marea di sensazioni, che fa scaturire aneddoti sulla sua vita in Giappone, in una sorta di recerche proustiana declinata alla giapponese.

L'attenzione ai dettagli, dalla natura alle stampe, passando per le carte da gioco illustrare degli anni trenta, la meditazione zen. Tutto ciò ci introduce in un mondo lontano e retto, come sostiene Igort stesso, da regole magiche. E la magia si sa non la si può spiegare, ma solo lasciare che ci avvolga.