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Pagine Zen N° 32
maggio/giugno 2004
Pagine Zen é un "foglio" mensile che raccoglie articoli riguardanti la cultura giapponese e orientale in genere. Tradizione, Storie Zen, pittura, calligrafia, iKebana, bonsai, origami, cerimona del té, arti marziali, cucina e recensioni sugli artisti che periodicamente alternano le loro esposizioni all'interno dei due ristoranti Zen milanese e romano.
Sommario
Suiseki
Shura no Toki - I grandi Maestri di spada
Zen e alchimia daoista
Daoyin
Pet Hotel
L'ideogramma di "pace"
Complementi per Sushi
Arte
Kazumi Kurihara -
Sahoko Takahashi
“Kikka-seki o pietra a crisantemo: i disegni sulla superficie
richiamano la figura radiale del fiore a crisantemo” (Immagine Crespi Bonsai)
Pagine Zen è realizzato grazie alla collaborazione
Centro Cultura Italia Asia

SUISEKI
a cura di Crespi Bonsai
Headquarter
Corso Sempione, 35
Parabiago (Mi)
Tel. 0331491850

Shop
Via Boccaccio, 4 - Milano
Tel. 0248193301
Per migliaia di anni i giapponesi hanno osservato le pietre con uno spirito simile alla venerazione. Non sorprende, quindi, che l'imperatrice reggente Suiko ammirasse moltissimo le pietre di paesaggi in miniatura, portate per la prima volta in Giappone come doni della corte imperiale Cinese, durante il suo regno (592-628 d.C.). Riflettendo il gusto cinese del periodo, queste pietre importate avevano forme bizzarre con fenditure profonde e cavità attraversate da fori con superfici fortemente erose, forme contorte e linee verticali, a picco. Le pietre di questo tipo furono popolari in Giappone per molti secoli e furono un importante articolo di scambio commerciale.
Durante questo primo periodo di sviluppo le pietre di paesaggi in miniatura erano apprezzate per la loro naturale bellezza e per la loro simbologia religiosa e filosofica. Per i buddisti la pietra rappresentava il monte Shumi, una mitica montagna sacra che si credeva fosse situata al centro del mondo. Per i taoisti rappresentava Horai, il paradiso taoista. L'apprezzamento dei giapponesi per le pietre di paesaggi in miniatura fu anche influenzato largamente dallo shintoismo, la religione indigena del Giappone. Per lo shintoista le pietre naturali con forme particolari e gli elementi dell'ambiente naturale - il sole, la luna, alberi particolari - erano dimora di potenti forze spirituali o divinità (Kami). Da queste diverse tradizioni religiose e filosofiche si sono sviluppate in Giappone varie forme di espressione artistica basate sull'estetica delle pietre. Le pietre di paesaggi in miniatura poste in vassoi ne furono una delle espressioni, comunque l'arte delle pietre si perfezionò particolarmente nella creazione dei giardini. Uno dei primi libri giapponesi su quest'ultima arte fu un manuale dei giardini dell’XI sec., che descrive dettagliatamente le caratteristiche delle pietre ed il loro posizionamento appropriato. È risaputo, per esempio, che una pietra posizionata non correttamente, come una pietra naturalmente verticale sistemata in orizzontale, disturberà lo spirito della pietra, portando sfortuna al proprietario. Dal XIII al XV sec., comunque, ci fu un radicale cambiamento del gusto giapponese, dovuto in parte agli sviluppi politici del momento in Giappone. Si tratta del periodo Kamakura in cui (1183-1333) la classe guerriera samurai raggiunse il potere. Durante questo periodo della storia giapponese i suiseki, così come la cerimonia del tè, la disposizione dei fiori, i bonsai, la calligrafia, la letteratura, la pittura, la musica e l'architettura, raggiunsero nuovi livelli di perfezione e raffinatezza. Sempre durante il XV sec. furono costruiti molti dei più noti giardini secchi (Karesansui) o zen. Il più famoso tra questi è il giardino di
Piattini
e piatti in varie
forme e dimensioni.
Ciotole, ciotoline, tazzine, teiere e servizi da sakè.

Nei Negozi Kathay
Il vincitore della mostra-concorso Crespi Suiseki Cup è il tedesco H.Lehner,
che ha vinto con una Yamagata-ishi, una pietra a forma di montagna. (Immagine Crespi Bonsai)
sabbia e rocce situato nel Ryoan-ji, un tempio zen in Kyoto. In uno spazio rettangolare della grandezza approssimativa di un modesto campo da tennis, 15 rocce di varie misure sono adagiate sul muschio in una distesa di ghiaia bianca, accuratamente rastrellata. Le rocce, di colore marrone-grigiastro, sono disposte in 5 gruppi. Fin dalla creazione del giardino Ryoan-ji migliaia di visitatori sono rimasti sorpresi dal perfetto equilibrio, dall'armonia, dalle tonalità tenui e dal mistero di queste rocce. Per alcuni le rocce rappresentano isole disposte in un vasto mare, o dei picchi montuosi che si elevano alte oltre le nuvole. Per i monaci zen erano simbolo del pensiero zen e servivano come oggetti per la contemplazione e la meditazione. Per percepire più chiaramente l'essenza delle pietre, si diffuse tra i monaci zen del periodo Muromachi (1338-1573), una preferenza per quelle spogliate di tutti gli elementi causa di distrazione e di dettagli superflui. Questo, a sua volta, condusse ad una preferenza per pietre più naturali e irregolari che artificiali e simmetriche, più austere e sobrie che appariscenti, colorate, luminose e nuove. Ridotta ai suoi puri elementi essen-ziali, la pietra divenne un mezzo di evoluzione spirituale, consapevolezza interiore ed illuminazione. Un noto collezionista di pietre fu Sen no Rikyu (1522-1591), gran maestro di cerimonia del tè del XVI sec., famoso per le sue cerimonie semplici e tranquille. Rikyu, forte ammiratore delle pietre di paesaggi in miniatu-ra, si crede abbia introdotto l'usanza di esporre in maniera formale una pietra semplice e quieta nell'alcova della casa del tè. Nella tradizione la pietra è posta al centro dello spazio espositivo, sotto un rotolo dipinto. Nel XVII sec. uno dei più noti collezionisti di pietre di paesaggi in miniatura fu l'Imperatore Go-Mizuno'o (1596-1680). Oltre ad essere un avido collezionista pare abbia avuto un ruolo fondamentale nell'introdurre l'uso di vassoi ovali e rettangolari con bordo sottile per l'esposi-zione delle pietre. Sino ad allora le pietre erano abitualmente poste in vassoi ovali, laccati neri, con bordo alto (circa 5 cm). Durante il periodo Edo (1603-1867) lo sviluppo dell'arte del suiseki fu contemporaneo all'ascesa di ricchi mercanti e cittadi-ni, che gareggiavano con l'aristocrazia per le pietre migliori. All'inizio dell'Era Meiji (1868-1912) ci fu un breve periodo durante il quale lo sviluppo del suiseki raggiunse una stasi virtuale. La ricchezza della nobiltà e dei samurai diminuiva e la classe dei mercanti aveva rivolto la sua attenzione verso altre forme di arte. Con il nuovo secolo, tuttavia, si risvegliò la popolarità del suiseki, raggiun-gendo il suo apice nella seconda metà del XX secolo. Dal 1961, per esempio, l'Associazione Giapponese Suiseki in collaborazione con l'Associazione Giapponese Bonsai ha sponsorizzato esposizioni annuali di suiseki a Tokyo. Alla ventunesima esposizione nazionale giapponese del 1981 furono esposti 119 suiseki, inclusi due esemplari provenienti dagli Stati Uniti. Per promuovere l'apprezzamen-to e la comprensione dei suiseki sono state organizzate anche varie esposizioni internazionali: la prima a Tokyo, al parco di Hibiya, in concomi-tanza con le Olimpiadi di Tokyo del 1964; successivamente a Osaka (Giappone), al Parco Commemorativo di Expo '70. Attualmente, ogni anno, vengono organizzate moltissime esposizioni dedicate al suiseki, sia in Europa (Italia compresa), che in America.

PIETRE D'ACQUA
I suiseki sono piccole pietre formate dalla natura, ammirate per la loro bellezza e per il loro potere di suggerire uno scenario naturale, o un oggetto strettamente associato con la natura. I tipi di suiseki più popolari sono quelli che richiamano una montagna in lontananza, una cascata, un'isola, una capanna con il tetto di paglia o un animale.
Si ritiene che l'arte del suiseki abbia avuto origine circa 2.000 anni fa in Cina, dove piccole pietre di eccezionale bellezza naturale erano poste su specifiche basi o supporti per rappresentare leggendarie isole e montagne, associate a credenze buddiste o taoiste.
Nel VI sec. d.C. emissari provenienti dal continente portarono alcune di queste pietre in Giappone. I giapponesi ne adattarono l'arte ai propri gusti, praticandola fino ai nostri giorni. I suiseki sono tradizionalmente presentati su una base di legno intagliato o su di un vassoio basso. Se esposti in stile formale, i suiseki sono spesso accompagnati da bonsai. Il termine suiseki significa letteralmente, "pietra d'acqua" (sui=acqua-seki=pietra o pietre) e deriva dal vecchio costume di esporre pietre di paesaggi in minia-tura su vassoi pieni d'acqua.
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SHURA NO TOKI
Storie dei più grandi Maestri di spada

di Giacomo Merello Shodan Daito-ryu Aikibudo
Monumento-tomba di Musashi
Con la battaglia di Sekigahara (1600) e l’instaurazione definitiva dello shogunato Tokugawa, per il Giappone si aprì un periodo di pace lungo più di 200 anni. Fu proprio in quest’epoca che l’arte della spada venne raffinata e sublimata ai più alti livelli: la casta principale era quella dei samurai, ed in assenza di guerre campali sorgeva la necessità di mantenere il proprio allenamento marziale quotidianamente, e di trasmetterne la conoscenza alle generazioni successive. Durante tutta la prima metà del ‘600, dunque, fiorirono una enorme quantità di scuole di arti
Direttore dei Corsi AIKIBUDO: Antonino Certa Shihan tel. 340.3179236
daitokan@daito-ryu.it www.daito-ryu.com
marziali, e fu il periodo in assoluto più ricco di grandi kenshi, dalle capacità quasi soprannaturali. Il più celebre tra questi fu senza dubbio Miyamoto Musashi. Già da bambino violento ed irascibile (forse anche a causa di una sifilide ereditaria), a soli 13 anni era già stato iniziato al jutte ed alla spada dal padre, con cui aveva un rapporto molto severo. Un giorno tornando da scuola, Musashi vide un cartello appeso ad un palo: “Chiunque voglia sfidarmi, verrà accettato. Arima Kibey”. Subito il ragazzino scrisse sotto: “Domani”. Il giorno successivo, nonostante la presenza di un monaco (forse Takuan Soho), venuto per calmare il piccolo Musashi, questi attaccò con furia l’adulto spadaccino (adepto della Shinto-ryu), e gli fracassò il cranio con un bastone lungo quasi due metri. Ma la grande fama di Musashi è legata agli scontri con la famiglia Yoshioka, da lui sostanzialmente sradicata. Allora il grande kenshi aveva solo 21 anni e sfidò il Soke della scuola, Yoshioka Genzaemon.
Questi, presentatosi puntualmente alle 5 del mattino, dovette attendere più
E' un'associazione no-profit con finalità sociali, il cui obiettivo primario è la diffusione della cultura e della pratica dello shiatsu. Al suo interno si trova la SCUOLA PROFESSIONALE PART-TIME, la maggiore scuola di shiatsu in Italia e in Europa, con circa 40 fra sedi nazionali, locali, centri autorizzati e scuole affiliate, a MILANO, ROMA e altre città su gran parte del territorio nazionale. Progetta e gestisce corsi e pubblica SHIATSU-DO, rivista trimestrale, attualmente il più autorevole e diffuso strumento di cultura e divulgazione dello shiatsu e della sua pratica in Italia.

Sede nazionale
Via Settembrini, 52 – 20124 Milano
Tel 02 29404011 - Fax 02 29510134
mondo.shiatsu@tin.it
accademia@mondoshiatsu.com
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di sei ore prima che Musashi si presentasse (dormiva sonoramente!). Questa attesa ne minò i nervi e perse subito contro lo spadaccino più giovane; non morì, ma per il disonore si tagliò il codino e si ritirò a vita monacale. Il successore, fratello più giovane di Genzaemon, Yoshioka Denshichiro, sfidò a sua volta Musashi per lavare l’onta subita dalla Scuola. Presentatosi con una katana molto lunga, anche stavolta dovette aspettare diverse ore prima che Musashi si presentasse, e venne ucciso al primo colpo. L’ultimo erede della famiglia, Matashichiro, aveva solo 15 anni,ed anche lui decise di sfidare Musashi per vendicare il fratello ed il suo onore.
Ma era un tranello: al momento della sfida sarebbero usciti tutti i discepoli della scuola ed avrebbero ucciso Musashi a tradimento. La mattina seguente si predisposero dunque nel bosco per preparare l’imboscata con calma, confidando nel solito ritardo del giovane kenshi. Ma Musashi, stavolta, era giunto sul luogo dello scontro a notte fonda, prima del suo nemico, e potè dunque vedere tutti i preparativi inosservato. All’improvviso uscì dal bosco, uccise il piccolo Matashichiro ed, estratta anche la kodachi, combattè ed uccise diversi uomini, prima di fuggire.
Nei 7 anni successivi affrontò almeno altri 60 duelli all’ultimo sangue, tra cui contro un grande adepto di lancia Hozoin-ryu e contro il celebre Shishido Baiken, maestro nella kusari-gama (una catena con un piombo ed una falce alle due estremità), che vinse grazie all’utilizzo degli shuriken. Nel 1612, all’età di 29 anni ebbe il duello che segnò la sua vita, contro il grande Maestro Sasaki Kojiro, che possedeva una spada Bizen lunghissima. Anche stavolta Musashi arrivò in ritardo, armato solo di un remo rozzamente intagliato a spada durante il tragitto: appena arrivò, Kojiro sfoderò la sua lunga spada, gettandone via il fodero. Visto questo, subito Musashi gli disse le celebri parole: “Allora sai già di aver perso”. Si fissarono intensamente, e si colpirono nello stesso istante: la spada di Kojiro tagliò la benda sulla fronte di Musashi, ma il bokken di questi ruppe la tempia del Maestro, che morì di lì a poco. (continua)
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CONFUCIANESIMO, DAOISMO E BUDDHISMO
Zen e alchimia daoista (quarta parte)
di Nicola Piccioli
Sengai (1750-1837): “Buddha, Confucio, Laozi e la giara d'aceto”. In Estremo Oriente, non esistendo religioni rivelate o dogmi assoluti come nelle religioni monoteistiche occidentali, è avvenuta una intensa osmosi di credenze e precetti morali fra le tre principali religioni: confucianesimo, daoismo e buddismo. Per questo nella pittura zen non è infrequente la rappresentazione dei loro rispettivi fondatori insieme, come interpreti di una stessa verità.
D’altra parte la stessa descrizione dell’incontro con l’eremita Hakuyu è illuminante: questi aveva un aspetto giovanile malgrado avesse circa centottanta anni e viveva in una grotta tra montagne di difficile accesso. La sua grotta era arredata unicamente da un basso tavolino con sopra tre libri cinesi, il Zhongyong (Comportamento mediano, IV sec. a.C.) che è un testo canonico confuciano, il già citato Daodejing, che è il testo fondante del daoismo, e il Jingongjing (Sutra del diamante), che è la traduzione in cinese dal sanscrito (1), fatta da Kumarajiva (344-413), del Vajracchedika sutra (2) (Sutra che taglia come un diamante, IV sec.),
uno dei testi buddisti indiani sui quali si formò la riflessione Chan.
La presenza contemporanea di questi tre testi ben testimonia la tendenza sincretica del pensiero cinese in fatto
di scuole di pensiero e dottrine, che
si basava sulla diffusa convinzione
che confucianesimo, daoismo e buddhismo avessero fondamentalmente lo stesso scopo e potessero celare principi analoghi. Ciò è concepibile in una cultura dove nessuna religione rivendicava un Dio creatore, essendo la natura madre di tutti i fenomeni e di tutte le cose, né verità rivelate e né veri e propri dogmi religiosi. In tal modo queste tre dottrine sono considerate come le dita di una mano, tutte sono utili all’individuo, che le usa a seconda delle esigenze contingenti.
FeiMo
Paola Billi e Nicola Piccioli, fondatori dell'Associazione Culturale FeiMo, sono artisti e docenti di calligrafia orientale. Hanno due scuole di calligrafia, una a Firenze (FeiMo), l'altra a Milano, presso il Monastero Zen Il Cerchio.

www.femaleproject.com
feimo@femaleproject.com
tel. 055224913
Tale criterio passò in Giappone, dove assimilò anche la religione autoctona, lo scintoismo, e in particolare nello Zen i cui monaci, studiosi della cultura cinese, si erano trovati nella naturale posizione di diventare i precettori e i consiglieri che passavano principi morali e sistemi di governo confuciani alla nobiltà militare dominante. Dalla sintesi di confucianesimo e buddhismo Zen nacque quella forma di etica della classe militare che, dall’epoca Edo, prenderà il nome di Bushido, o “Codice del guerriero”. (continua)
Articolo apparso sulla rivista DHARMA


1 I sutra buddisti, in tutto l’Estremo Oriente, sono conosciuti unicamente nella loro traduzione dal sanscrito in cinese. Questo perché il cinese scritto, parimenti al latino nel mondo occidentale fino al XVII secolo, era una lingua artificiale nella quale si esprimeva la cultura.

2 Il Sutra che taglia come un diamante
fa parte della Prajnaparamita, o libri della Perfetta saggezza, che sono i testi sapienziali del buddhismo indiano. In particolare questo sutra espone la dottrina attraverso un linguaggio paradossale, con il quale si dimostra che le cose sono come sono perché non sono. Inoltre sottolinea l’inutilità del linguaggio e del pensiero razionale per raggiungere la vera conoscenza.
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DAOYIN
di Fabio Smolari
Tra le tante novità apparse in questi ultimi anni in ambito salute e cura del corpo si sta facendo strada 1'antichissima disciplina cinese del Daoyin. In Cina vanta duemila e cinquecento anni di storia documentata ma da noi è un fenomeno piuttosto recente. Meglio conosciuto in Occidente col nome improprio di Qigong (o Ch'i-kung), da molti viene assimilato allo yoga o ad una forma di ginnastica dolce. In realtà, per quanto coinvolga tutto il corpo in un esercizio ginnico, non si riduce solo a questo: il Daoyin è infatti una disciplina fondata sull'armonica integrazione di lavoro fisico, mentale e respiratorio. Corpo (shen), respiro (xi) e mente (xin) sono, secondo gli antichi cinesi, tre elementi indispensabili a chi persegue la "via del nutrimento vitale" yangsheng zhi dao), cioè la via per ottenere salute, equilibrio, tranquillità interiore e un corpo armonioso ed efficiente.
Alla base del Daoyin vi é il concetto dì qi: l'energia che anima tutti gli esseri viventi e scorre all'interno dell'uomo. Al pari della medicina tradizionale cinese, della quale costituisce una branca fondamentale, il Daoyin non vede nell'uomo una somma di singole componenti indipendenti, bensì un'armonica unità. In questo tutt'uno mente e corpo sono due entità distinte ma inscindibili, dal cui dialogo dipende un'esistenza sana e soddisfacente. Veicolo di contatto e unione tra mente e corpo è il qi, l'energia vitale che ci ha generato, che scorre dentro di noi e ci mantiene vivi. Dal suo fluire in modo abbondante e regolare dipende il nostro stato di salute psicofisica.
La nostra energia vitale é influenzata dall'ambiente esterno (clima, alimentazione, agenti patogeni, condizioni di vita, ecc.) e anche da quello “interno" (costituzione fisica, atteggiamento mentale, attività mentale, reazioni individuali agli stimoli interni ed esterni). Uno dei fattori “interni" - cioè dipendenti da noi e dalla nostra volontà - che influisce direttamente sulla circolazione del qi nel nostro corpo è 1'attività fisica. L’eterna legge dell'equilibrio yin-yang ci insegna che nulla al mondo possiede una intrinseca e immutabile natura benevola o maligna ma è dal confronto, dalle proporzioni, dal contesto e dal momento che ogni cosa assume una connotazione positiva o negativa. Allo stesso modo anche 1' attività fisica può essere un aiuto o un danno per la nostra energia vitale secondo l’uso che se ne fa. Per fare un esempio basti pensare all'alimen-tazione: tutti sappiamo che é indispensabile per la sopravvivenza e che da una corretta alimentazione dipende una sana esistenza e una buona effi-cienza psico-fisica; sappiamo anche che gli eccessi o le carenze alimenta-ri recano per contro danni al corpo e alla mente portando, nei casi più gravi, addirittura alla morte (denutrizione, alcolismo, intossicazioni, eccesso di grassi, dipendenze. ecc.). Esattamente allo stesso modo, anche se con proporzioni in genere assai meno drammatiche, l’esercizio fisico può recare beneficio o danno secondo la qualità e l'intensità dello stesso. Ogni persona possiede un suo meccanismo biologico a causa del quale ciò che va bene per qualcuno può rivelarsi eccessivo o insufficiente per qual-cun altro, lo dimostra la moda del jogging degli anni scorsi che tanti prob-lemi ha causato a gente d'età avanzata o a chi semplicemente non era allenato ad un prolungato sforza aerobico. Un’altra importante implicazione dell' attività fisica viene spesso trascurata in Occidente: l'impatto emozionale e nervoso. Nello sport agonistico tutti sappiamo che la mente è sottoposta a continui stress, necessari a stimolare
1'aggressività, la competitività e la prestazione atletica, ma non tutti sanno che anche la pratica “fitness” non agonistica può finire col presentare problemi analoghi. In alcuni casi la pratica non agonistica si può rivelare addirittura più stressante dell'agonismo. Ciò accade quando entra in gioco il meccanismo del confronto: dover risultare più brillanti, più belli, più muscolosi, più forti, più alla moda del vicino. In un ambiente che propone con prepotenza modelli di perfezione, efficienza e bellezza la cosa è spesso inevitabile. Per questi motivi, e altri ancora, vi è chi s'affida al Daoyin, disci-plina che educa il corpo al suono della mente.
Con movimenti fluidi e sci-olti al ritmo costante di una respirazione profonda e naturale, la mente si calma e diviene padrona del corpo, giungendo adindurvi mutamenti pos-turali e motori spesso ritenuti impossibili. La schiena si distende in modo naturale, le spalle si aprono riguadagnando una posizione più fisiologica, il diaframma lavora massaggiando gli organi interni e sbloccando tensioni di origine nervosa. Per quanto apparentemente dolce e delicato il Daoyin fa lavorare il corpo in modo serio ed intenso. Al termine dell'allenamento il corpo è riscaldato da un calore interno e profondo, i pori sono dilatati e si avverte la sensazione di un delicato fluido che scorre in tutto il corpo, i muscoli sono affaticati e alcune parti del corpo possono risultare indolenzite. Ciò é effetto dello scorrere del qi - insegnano i maestri cinesi - che sblocca i ristagni energetici e genera un massiccio getto d'ener-gia alla quale non si era abituati. Al passaggio di questa energia. i muscoli vengono stimolati con un’intensità di gran lunga superiore a quella visivamente avvertibile: un osservatore esterno non comprende infatti come a posizioni e gesti apparentemente così fluidi e leggeri corrisponda un tanto intenso sforzo fisico.

European Daoyin Yangsheng Gong Federation ITALIA
presenta

IL SOFFIO PURO
seminario stanziale di
Daoyin e cultura cinese

Sinij Vhr – Slovenija
24-25-26-27 giugno 2004

tranquillizzare lo spirito - esercitare la concentrazione - armonizzare la mente. Degustazione tè cinesi, lineamenti di storia della Cina, svago ed escursioni.

docente Fabio Smolari
(presidente EDYF-Italia)

INFO
serpentebianco@tin.it - www.daoyin.it
tel/fax 0429 72192 mobil: 349 7316329

Pietro Stilli: stillipietro@yahoo.it - www.stilli.net
mobile: 339 6816031

Al termine dell'allenamento ci si sente stanchi ma estremamente tranquilli e allegri. Col tempo le barriere immunitarie dell'organismo risultano rafforzate, il sistema muscolare più robusto ed elas-tico, i movimenti coordinati ed armoniosi, la concentrazione attenta e sen-sibile. Ai tempi di Zhuangzi, filosofo taoista del IV secolo a.C., il Daoyin veniva praticato dagli asceti al fine di poter "vivere a lungo senza invecchiare" (changsheng bu lao).Da allora generazioni e generazioni di asceti taoisti si sono tramandati ed hanno sviluppato questa tecnica nella convinzione che fosse un ausilio al raggiungimento dell'immortalità. Contemporaneamente però anche medici e nobili e gente comune l'hanno praticata per gli evidenti benefici sulla salute e sull'efficienza psicofisica che aveva rivelato possedere. Nell'Occidente di oggi il Daoyin può essere ancor più prezioso che nella Cina del passato. In una cultura che ha sconfitto, grazie alla scienza medica, molte malattie virali e patologie funzionali, i malesseri maggiori dell'individuo "sano" provengono dalla dicotomia corpo-mente. Disagio ambientale, insoddisfazione spirituale, stress e insofferenza, elevata esposizione a malattie virali stagionali o a disturbi fisici "lievi" ma ricorrenti come contratture, dolori, sporadici stati infiammatori, debolezza, inappetenza, difficoltà digestive, ecc., a tutta una serie di problematiche verso le quali la scienza e la tecnica moderne si sono mostrate insensibili o poco efficaci, può rispondere in modo straor-dinariamente incisivo la disciplina dei Daoyin.
L’uomo del 2000 vive immerso in un mondo di stimoli che non sono solo e sempre negativi. Il tempo libero, la facilità e l'abbondanza delle informazioni stimolano in molti 1'esigenza di arricchire la propria vita di esperienze preziose ed interessanti, esplorare nuovi confini, scoprire nuovi orizzonti.
Continuano le attività del Centro Paper Factory, con seminari di arti cartarie orientali e serate dedicate a Paper Zen
Per informazioni www.paperfactory.it
Paper Factory -
C.so S. Gottardo 18
Milano - tel. e fax 02.83.22.170
La società ci vuole da un lato tutti simili e dall'altro ci spinge ad assumere una individualità originale e noi possiamo coltivare una nostra personalità originale ed interessante anche attingendo ai tesori di altri popoli, ampliando le nostre conoscenze e allenando i nostri corpi con tecniche fino a pochi anni fa sconosciute. il Daoyin ci dà questa stra-ordinaria opportunità ma come tutte le cose ha un suo prezzo: tempo e dedizione unite a un po' di sforzo fisico. Chiede troppo?
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PET HOTEL
Petto Hoteru
Di Akiko Shimazaki
Qualcuno avrà notato che tra fine aprile e inizio maggio la borsa di Tokyo ha osservato un lungo periodo di chiusura. Era per uno dei pochi grandi ponti di ferie continue, che comprendeva il 29 aprile, il giorno del verde (MIDORI NO HI): ex- compleanno dell’Imperatore Hirohito; il 3 maggio, il giorno in cui si commemora la Costituzione (KENPÔ KINEN-BI); il 4, la festa nazionale o, si potrebbe dire, la festa dei cittadini (KOKUMIN NO SHUKUJITSU), si chiama proprio così e non è altro che per fare il ponte approvato dal governo! In fine il 5 maggio, la festa dei bambini(KODOMO NO HI). E questo ponte di fine primavera si chiama Golden Week, la settimana d’oro (gôruden uîku). Quest’anno il calendario era particolarmente favorevole per fare una lunga vacanza, con il fatto che il 1° maggio, che per i giapponesi non è una festa nazionale, era sabato. Nonostante le tariffe in questo periodo siano notevolmente più alte, tanti sono partiti per le località
vacanziere. Oltre al calendario generoso, c’era anche una novità molto gradita a chi ha gli animali in casa: negli ultimi anni, si sono aperti tanti alberghi specializzati nell’ospitare solo animali domestici, soprattutto nelle zone adiacenti ai grandi aeroporti. Ecco qualche esempio di tariffe e servizi per il periodo sopra indicato: Una persona che porta un animale a fare la passeggiata (mai tanti animali insieme) 2 volte al giorno. Pasti personalizzati (orari, quantità, tipi di cibo). E’ possibile dare indicazioni anche per i medicinali. Camere climatizzate. Servizio speciale per controllare con il proprio cellulare (se questo ha la modalità foto o video) come sta l’amico fedele.
Cane taglia grande: 5.000-10.000 yen (38-75 euro) / cane taglia media: 3.700-8.000 yen (28-60 euro) / cane taglia piccola: 3.200 (24 euro) / gatto e coniglio: 2.700-4.000 yen (20-30 euro). Curioso no?
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IDEOGRAMMA DI "PACE"
Di Giuliana Malpezzi
L'ideogramma di pace, tranquillità, an in cinese, an/yasui in giapponese, raffigura la donna sotto il tetto. Quello che a prima vista può sembrare la riaffermazione del principio maschilista che impone la reclusione femminile tra le mura domestiche, trova in realtà una lettura più ricca e profondamente radicata nel pensiero orientale. Secondo la filosofia confuciana, una corretta distribuzione dei ruoli è fonte di ordine e stabilità sociale : all'uomo spettano le attività da svolgere all'esterno, alla donna il governo della casa e l'educazione dei figli. Questo stato di cose corrisponde al parallelismo tra il microcosmo ed il macrocosmo, che, come nell' armoniosa relazione tra uomo e donna, dona tranquillità al cuore, alla casa, all'ambiente. La pace può solo scaturire dalle energie dell' universo in armonia tra loro, quando, cioè, la forte energia creativa del cielo sovrasta, senza opprimerla, la dolce ricettività della terra sottostante. La pace del cuore, la tranquillità dell'universo si può ottenere solo quando tutto è in ordine.
Un secondo ideogramma ha il significato di Pace: la pronuncia cinese é ping, quella giapponese é hei/byo/hyo o taira e rappresenta uno scudo, al centro del quale si inseriscono due lingue di fuoco. Questo carattere illustra un principio fondamentale del pensiero cinese classico, cioè simboleggia l'equilibrio tra forze opposte.
Via Maddalena, 1- Milano
tel. 02.72094999
Quando c'è armonia tra gli esseri umani, la natura ed il cielo sono in equilibrio e la pace regna. Nel linguaggio moderno questo ideogramma ha però il significato di "piatto, piano, comune, calmo, pacifico" forse perchè la pace e la tranquillità sono una virtù dei semplici.


SCUOLA DI LINGUE E
CULTURE ORIENTALI
Corsi di lingua e cultura
GIAPPONESE
CINESE e altre lingue orientali e mediorientali
per il conseguimento del diploma Is.I.A.O.
Corsi introduttivi e di perfezionamento, annuali, biennali e triennali. Corsi serali e pomeridiani.

Sede dei corsi e segreteria serale:
Piazza XXV aprile, 8 – Milano -
Tel. e Fax 02-653824
E-mail: segreteria_lingueorient@rcm.inet.it
www.comune.milano.it/scuole/centridiformazione

Segreteria diurna e Biblioteca orientalistica:
Via Festa del Perdono, 7 – 20122 Milano - Tel. 02-50312376
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COMPLEMENTI PER SUSHI
Di Sara Materini
Complementi per sushi Sara Maternini

Il sushi può essere gustato non solo con il pesce, ma anche con una
varietà infinita di altri ingredienti. La maggior parte delle ricette proposte
sono ideali come farcitura dei maki, ma anche gustati caldi, con una buona tazza di riso condito, rappresentano un pranzo leggero e soddisfacente.
Oltre ai ripieni cotti, sono possibili infinite varianti crude: bastoncini
di carote, di avocado (magari con della maionese, per creare
i California maki), di cetrioli, falde di peperoni, asparagi.
Come fare i maki. Ingredienti: Alghe nori - Riso per sushi
Tappetino per arrotolare (assolutamente indispensabile, in vendita
nei negozi di specialità orientali). Preparazione: Stendere il tappetino
e adagiarvi un foglio di alghe nori. Bagnare le mani in acqua acidulata e prendere una manciata di riso. Stendere il riso sull’alga, formando uno strato uniforme. Lasciare 1 cm di spazio libero sul bordo superiore dell’alga. Se gradito, si può spalmare un piccola (o grande, dipende dai gusti!) quantità di wasabi.Posizionare il ripieno nella parte inferiore della preparazione e, aiutandosi con il tappetino, arrotolare il maki, effettuando una leggera pressione.
Per chiudere il rotolo, bagnare con dell’acqua il margine dell’alga lasciato libero, e pressare. Tagliare il maki con un coltello affilato, bagnando la lama a ogni taglio. Pur sembrando un procedimento che richiede una certa abilità, vedrete che con poca esperienza riuscirete a creare dei maki di tutto rispetto! Non fatevi frenare dalla scelta del ripieno: potete sperimentare tutte le combinazioni possibili. E non dimenticatevi di farne qualcuno con l’ingrediente principe: il pesce!
Shiitake conditi: Sufficiente per 2 maki

Ingredienti:

30 gr di funghi Shiitake secchi
250 ml di dashi - 1 cucchiaio di mirin
Preparazione.
Ammollare i funghi in 250 ml di acqua calda per 30 minuti. Scolarli, conservando l’acqua di ammollo, ed eliminare i gambi duri. Trasferire l’acqua di ammollo in un pentolino con il dashi e portare a ebollizione. Aggiungere i funghi e cuocere scoperto per 20-30 minuti. Togliere dal fuoco e aggiungere il mirin. Lasciar raffreddare nel liquido di cottura. Tagliare a fettine spesse e farcire i maki.

Sara Maternini ha una sua società di catering e organizzazione eventi
Tel. 3334938884 gustoassoluto@libero.it
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Arte agli Zen Sushi Restaurants di Milano e Roma
di Tullio Pacifici
Milano

Kazumi Kurihara
espone allo Zen Sushi Restaurant di Milano,
via Maddalena, 1
dal 22 maggio 2004
Roma

Sahoko Takahashi
espone allo Zen Sushi Restaurant di Roma
via degli Scipioni, 243
dall'1/giugno al 29/giugno
Fragilità, trasparenza, leggerezza, dimensionalità, sono le coordinate principali dei suoi lavori. Da “I volti dell’amore” 1999 a “Germogliazione” 2000, installazioni realizzate con filamenti metallici, tubo, trasparente, rose secche, stoffa, sino ad alcuni quadri, come “E’ nel bianco”, un mixaggio di pezzi di collage fotografici presi da riviste con colori acrilici più stoffe trasparenti sovrapposte e ricucite con piccole imperlature in rilievo, la ricerca di quest’artista è insieme estetica e concettuale. Se il primo obiettivo pare evidente, ravvisandosi con i risultati, le modalità di bellezza conseguite, l’altro va piuttosto indagato a partire da come lei si guarda. Plasma materiali e pensa gli spazi in cui li contestualizza, per sollevare l’attenzione a quei segni che attengono ai doppi sensi delle cose e dell’esistenza in particolare. Per esprimerla, sottolineandone delicatezza e ambiguità, lavora con tessuti ricamati con fili di ferro, seguendo quindi un’immaginazione creativa che procede per sovrapposizioni binarie. Come la vita, anche le opere d'arte, hanno un loro pensiero proprio; un sottinteso stratificato, qualcosa che del vinavil. impressiona per le sue molteplici facce. Nel caso di un dipinto sono le sfoglie del sopra e del sotto, mentre quando si tratta di montaggi che interagiscono con l'ambiente esterno il sistema diventa, per lo meno, tetraesteso. Un insieme che come si vede con l'opera “Eidos ed eidolon”, una costruzione da una metafora platonica che serve per virare la comune visuale di un terrazzo siciliano, ha a che fare anche con un di fronte e un di dietro. Guardando inoltre la cosa dal punto di vista delle matematiche, non dimenticando peraltro l'opera “La farfalla invisibile”, dove appunto su una lavagna nera si osservano rilievi numerici e una falena bianca, quasi sparente con la cornice, si nota come l'autrice attivi gli elementi geometrici della lunghezza, larghezza, profondità, del tempo. Con la temporalità come elemento guida fondamentale è allora possibile guardare alle sue opere rilevando l'importanza delle relazioni binarie ad esse sottese: l'oggetto esce da sé e si fa altro volto, quello della persona che, ogni volta, nel lavoro mette parte/parti della propria durata spirituale, vitale, esistenziale. Vive la campagna, lì dove si interessa all’osservazione ravvicinata dei fenomeni. Quasi mai raffigurando persone le sue tele si posano con colori ad olii e a pigmento. Guarda i comportamenti delle nature fuori e intorno a lei dipingendo con gli occhi alla terra e alla vita che comporta. Registra quelle che le sembrano esistenze regolate da logiche semplici e continue. Vede infatti prodursi circuiti, cicli e ricicli, in cui tutte le cose sembrano vincolate a sistemi di inizio_fine. E’ così che, tenendo presenti queste dinamiche, formula messaggi in colori, traduzioni che, data la vivacità delle tinte utilizzate, configurazioni arancioni sfumate e marroni_neri, producono un certo strappo estetico. I soggetti, ripresi all’esterno con semplici schizzi, seguono infatti un andamento pittorico obliquo, decadente, e senza punti di riferimento.
Le piante, raffigurate quando sembrano apparentemente morte, dipingono il fascino sottile di ciò che sembra crudele, caotico, avitale, intriso di violenza. Le osservazioni, prevalentemente autunnali e invernali, restituiscono alberi con una germogliazione appena accennata dentro sfondi improbabili. Le tavole, quasi monocrome, sono accese dall’arancio, dal giallo, dal bianco, e da figure planetarie: per esempio quando si vede una grossa luna bianca circondare due alberi colorati con il nero. Nature come morte e come vite, colte nella loro ciclicità inevitabile e intrisa di ostinato spirito di continua crescita. Le figure sembrano scivolare insieme ai colori e assumere una posizione diagonale. In questo modo l’artista da l’impressione di volere astrarre pur rimanendo nel campo della figurazione: non dipingendo punti di contatto all’interno del quadro ma solo elementi giustapposti e quindi sradicati, nature geograficamente non centrate ma tali solo per il fatto di esistere e di finire.
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