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Pagine Zen N° 33
giugno/luglio 2004
Pagine Zen é un "foglio" mensile che raccoglie articoli riguardanti la cultura giapponese e orientale in genere. Tradizione, Storie Zen, pittura, calligrafia, iKebana, bonsai, origami, cerimona del té, arti marziali, cucina e recensioni sugli artisti che periodicamente alternano le loro esposizioni all'interno dei due ristoranti Zen milanese e romano.
Pagine Zen è realizzato grazie alla collaborazione
Centro Cultura Italia Asia

OSAMU TEZUKA
Il dio dei Manga
a cura di Hazard Edizioni
I GRANDI MANGA
HAZARD EDIZIONI

Via Pastrengo, 14 - 20159 Milano
tel. 02606084 - fax 026072977
“Il Giappone ha avuto Osamu Tezuka, gli altri paesi no”. E’ con questa motivazione che il prestigioso quotidiano giapponese Asahi Shinbun spiega il motivo per cui spesso gli occidentali rimangono colpiti dal vedere così tanti lettori giapponesi, di ogni età, impegnati nella lettura degli albi a fumetti. Tezuka, conosciuto in Giappone come ‘Manga no kamisama’ (Dio dei manga)"Tezuka Osamu nasce a Toyonaka (Osaka) il 3 novembre 1928. Trascorre gran parte della sua giovinezza nella cittadina di Takarazuka (dove dal 1994 ha sede il museo a lui dedicato), scoprendo giovanissimo, e incoraggiato dai genitori, la passione per il disegno. Si laurea nel 1952 in Medicina, senza però esercitare mai la professione di medico, proprio mentre, diciottenne, esordisce nel campo del fumetto con la pubblicazione della serie Ma-chan no Nikki (Il diario di Ma-chan). È però l'anno successivo che Shin Takarajima (La nuova isola del tesoro) lo impone all'attenzione del pubblico, soprattutto per un innovativo utilizzo dell'inquadratura, in grado di imprimere maggiore dinamicità ai disegni, in antitesi con la staticità dei manga (fumetti) di allora. Segue una trilogia dedicata alla SF classica: Lost Word (1948) Metropolis (1949) e Next Word (1951) arrivano a vendere più di 400.000 copie ciascuno. Nel 1950 intanto crea per il mensile “Manga Shonen ” Kimba, il leone bianco (Jungle Taitei), che anticiperà le tematiche del Re leone disneyano. Nel 1951 è la volta del suo personaggio più noto, Astroboy (Tetsuwan Atom). Nel 1954 su “Shojo Club ” vede la luce La Principessa Zaffiro (Ribbon no kishi), considerato da alcuni il primo shojo manga (fumetto per ragazze), a cui darà un seguito nel 1959 e che verrà completamente rivisto per una nuova pubblicazione nel 1963. Sempre nel 1954 inizia la pubblicazione —che porterà a termine solo nel 1988— del suo lavoro più ambizioso —che definì "l'opera della vita"—, La Fenice (Hi no Tori ), un imponente affresco della storia dell'umanità e della vana ricerca della vita eterna, simboleggiata dalla Fenice. Alla professione di mangaka (autore di fumetti), affianca presto quella di animatore —"il fumetto è la vera moglie, l'animazione l'amante" amava ripetere. Nel 1958 lavora per la Toei Doga al lungo metraggio animato
Nel giugno del 1961 fonda una propria casa di produzione di film d'animazione, la Tezuka Osamu Production, che dal 1963 diviene la Mushi Productions ("mushi", che significa insetto, è l'omaggio di Tezuka a una delle sue passioni. Ritroveremo lo stesso ideogramma anche nella firma dell'autore). Nel 1963 la serie animata Astroboy è tra le primissime serie animate della TV giapponese mentre nel 1965 Kimba, il leone bianco (Jungle Taitei) detiene il primato di prima serie animata giapponese a colori. Curiose risultano poi la serie Space Patrol con pupazzi animati, assai simili nella fisionomia alle marionette dei coniugi Anderson, trasmessa tra il 1963 e il 1965, e Vampire (1968 / 1969), serie mista con disegni animati e attori, tratta da un suo manga di successo. Oltre alla produzione di animazione commerciale lavora a quella più sperimentale, con l'utilizzo di tecniche non tradizionali. Tra questi esperimenti citiamo Tales of the Street Corner (1962); Memory (1964); Pictures at an Exhibition (1966); Jumping (1984), con cui vince il Grand Prix allo Zagreb International Animation Festival nel 1984; Broken Down Film (1985), Grand Prix al primo Hiroshima International Animation Festival; Push (1987) e Legend of the Forest (1987), che vince il Premio CIFEJ allo Zagreb International Animation Festival. La Mushi fallisce nel 1973 ma Tezuka l'ha ormai abbandonata per dedicarsi alla nuova Tezuka Pro., fondata a Tokyo già nel 1971. Il 14 giugno 1969 esce nelle sale Le mille e una notte, seguito dal lungometraggio, Cleopatra (distribuito il 15 settembre 1970): si tratta di film erotici a disegni animati, caratterizzati da una grafica sperimentale, fortemente influenzata dalla cultura pop. La serratissima produzione di fumetti continua intanto con Budda, serializzato tra il 1972 e il 1983, una versione avventurosa della vita di Siddarta Gautama. Nel 1973 incomincia a disegnare Black Jack, una lunga serie (più di 5000 tavole) che ha per protagonista un abilissimo medico radiato dall'albo, all'apparenza cinico e venale ma in realtà una figura tragica, perseguitata dal destino a causa della propria superbia. L'opera simbolo degli anni Ottanta è senza dubbio La storia dei tre Adolf (Adolf ni tsugu), uno splendido inno alla tolleranza, pubblicata tra il 1983 e il 1985 sulla rivista “Shukan bunshun ” e premiata con il Kodansha Manga award nel 1986. Tezuka muore il 9 febbraio 1989, all'età di 61 anni, praticamente al tavolo da disegno, lasciando incompiute le serie Ludwig B. (1987) e Neo Faust (1988). Poco prima di della sua morte, in patria, alcuni importanti quotidiani nazionali si sono fatti promotori di una campagna a favore dell'assegnazione a Tezuka del premio Nobel per la Letteratura.
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ATTINGERE ALL'IMMORTALITA'
Zen e alchimia daoista

di Nicola Piccioli (quinta ed ultima parte)
Le credenze sulle tecniche di longevità e sul regno degli immortali cinesi, sono penetrate così a fondo nelle culture dell’Asia orientale che le rocce dei famosi giardini di pietra dei monasteri zen nascono dal ricordo delle fantomatiche isole degli immortali.
Questo sincretismo è dunque perfettamente rappresentato dall’eremita Hakuyu, che così si presentò ad Hakuin “Ora, per il mio aspetto simile a quello di un daoista tu forse considererai quanto dico molto diverso dallo Zen, ma questo è Zen. Nel giorno del tuo risveglio le idee che hai ti faranno sorridere”, e così gli espose il suo metodo terapeutico “Si tratta di un insegnamento segreto per coltivare la vita, ed è raro che qualcuno lo conosca, se non sarai negligente ne verificherai certamente gli effetti miracolosi, potresti persino pensare di attingere all’immortalità”.
La pratica di arti altamente espressive, come la calligrafia, e l’uso di metodologie salutistiche della longevità, ambedue impensabili nel buddhismo indiano, da parte del clero buddista estremo orientale, dunque, fa sorgere spontaneamente una domanda: nell’ambiente Chan e Zen quanta parte era data all’allontanamento dal mondo fenomenico, implicito nel concetto di liberazione del buddhismo originale, rispetto ad un impegno in attività artistiche e nella ricerca della longevità mutuate dalla cultura dei letterati cinesi? Per inciso ricordiamo che la ricerca dell’immortalità ha coinvolto tutti i popoli che usufruiscono dei frutti della cultura cinese, infatti questa attività non è seguita solo in Corea, Vietnam e Giappone, ma vi aderiscono anche i monaci buddisti tibetani, tanto che non solo in molti sigilli di quel paese, ma anche sulle sete che decorano le pitture e altri oggetti religiosi, appare spesso il carattere han shou, ossia “longevità”. Così possiamo semplicemente dire che in Estremo Oriente il confucianesimo, il
daoismo e le altre “Cento scuole” (1), e sul loro esempio il buddhismo, hanno elaborato dei sistemi di
FeiMo
Paola Billi e Nicola Piccioli, fondatori dell'Associazione Culturale FeiMo, sono artisti e docenti di calligrafia orientale. Hanno due scuole di calligrafia, una a Firenze (FeiMo), l'altra a Milano, presso il Monastero Zen Il Cerchio.

www.femaleproject.com
feimo@femaleproject.com
tel. 055224913
pensiero e di vita tendenti alla saggezza nei quali si mirava contemporaneamente alla realizzazione di se stessi, cosa che implicava un raggiungimento della salute psico-fisica e della longevità in armonia con le leggi della natura. Dunque alla serenità in questo mondo. Tali concezioni si trovano già delineate in Menciò (Mengzi, 380-305 a.C.), che affermava “Chi si dedica completamente alla piena realizzazione degli impulsi del cuore comprende la natura propria (2). Comprendendo la natura propria comprende il cielo (cioè le leggi della natura). Mantenere integro il cuore e nutrire la natura propria: in questo modo si serve il cielo”.
Articolo comparso su “Dharma” n°10 del 2000

(1)
“Cento scuole” è il nome convenzionale che si dà al periodo di maggior fioritura della filosofia cinese, tra i periodi delle Primavere e Autunni (720-481 a.C.) e dei Regni Combattenti, durante il quale apparvero tutti i movimenti di pensiero della filosofia cinese classica.

(2)
Con l’espressione “natura propria” si cerca di tradurre il carattere xing (formato dal radicale “cuore” più “vita”) che indica la natura essenziale di un individuo, le sue inclinazioni naturali, la sua predisposizione innata. Questa parola durante il tempo dei Regni Combattenti divenne un termine filosofico centrale nel dibattito sull’indole dell’uomo in rapporto alla natura e alla società.
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TOKYO RABBIT PARADISE
7 Giugno - 10 luglio 2004 - Fabbrica del Vapore - Via Luigi Nono, 7 Milano
Apertura al pubblico da Martedì a Sabato 15/19
tel/fax +39 02 3315800 - www.careof.it - careof@tin.it
Molto interessante, talvolta curioso, crediamo da non perdere, un evento che vede protagonista Tokyo, da 46 punti di vista. Tanti sono i video-artisti (3 da Biennale di Venezia) che presentano i loro lavori in questa Mostra (co-sponsorizzata da Zen Sushi Restaurant) a metà fra operazione artistica e fatto di costume. Dalla presentazione:
Cos'è "Tokyo Rabbit Paradise"? In questa mostra abbiamo voluto presentare nuove e particolari immagini di Tokyo viste con gli occhi degli artisti. Tokyo è una delle città più care del mondo, spesso viene descritta come un posto poco vivibile, caotica, dove mancano spazi a dimensione umana, comodi, come ad esempio le case che spesso sono state associate alle gabbie dei conigli perchè molto piccole. Nonostante tutto è uno dei luoghi più stimolanti per pensare e progettare il futuro. Come può essere questa città vista dagli artisti che vivono a Tokyo? "Tokyo Rabbit Paradise" è un progetto curato da Command-N, un'associazione no-profit. Command-N presenta short-video di 46 artisti giapponesi. Non è facile capire una città come Tokyo nella sua complessità ma se guardate queste immagini condensate in un'ora di video, potrete scoprire una visione brillante e carica di humor della nostra città.

Saki Satom
Sono lieto di poter presentare qualche immagine di Tokyo degli anni 50. In quel periodo era estremamente raro per una famiglia comune possedere fotografie a colori. Perciò, quando ho visto queste immagini per la prima volta, ho avuto un vero e proprio shock, per il fatto che queste immagini erano completamente diverse da quello che mi sarei aspettato. Molte persone mi avevano detto che oggi siamo più fortunati che mai a vivere in un periodo di prosperità, e che immediatamente dopo la guerra c'era tanta sofferenza per la grande povertà e precarietà. Fino ad ora, per me, le persone vissute in quelle condizioni erano infelici. Edizione: Saki Satom. Camera: Noboru Kuroda.
MOSTRA DI 46
VIDEO ARTISTI GIAPPONESI

SPONSORIZZATA DA ZEN SUSHI RESTAURANT


Keitaro Usui
Ora che la torre di Tokyo è stata defraudata del punto di osservazione più alto della città, perchè nuovi grattacieli sono stati costruiti, io spero che l'adorabile torre di Tokyo” sia sempre la pietra miliare della città. Cosi propongo una nuova funzione, affidata alla torre e agli edifici costruiti attorno. Sarà la meridiana di Tokyo, giorno e notte.

Hataka Koike
Ci sono dei periodi nei quali ho una gran voglia di buttar via tutto. Però, in questa "era dell’ informazione”, nella quale viviamo, non posso neanche svuotare i "files" del cestino del mio computer - non si sa mai, vero? - Quindi quale probabilità ho col mio spazio reale? Il mio desiderio di controllare l'informazione in modo sistematico é molto forte. Io adoro questo ordine spaziale, ma in realtà la mia testa, come il mio computer, si blocca sempre a causa dell’enorme quantità di informazioni che deve sopportare e sostenere. Alla fine rinuncio e mi metto sempre a dormire.
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L'ARTE CINESE DEL TE'
di Fabio Smolari
Fabio Smolari. Laureato in Lingue e Letterature Orientali (cinese) all’Università di Venezia, diplomato in Qigong (Daoyinyangshenggong) all’ISEF di Pechino (1992-1993), blasonato campione nazionale ed internazionale di Taijiquan, è presidente della European Daoyin Federation-Italy. Insegna Daoyin, Taijiquan e lingua cinese in diverse città, collabora con riviste ed enti internazionali a ricerche storiche e tecniche sulle discipline orientali, organizza viaggi ed eventi di approfondimento sulla cultura e la civiltà cinese.
www.daoyin.it - serpentebianco@tin.it
Per quanto possa sembrare strano a noi italiani, grandi amanti del caffè, il tè è la seconda bevanda al mondo dopo l’acqua e la prima bevanda calda in assoluto. La parola tè evoca in noi l’immagine di una bevanda zuccherata e limonata, da consumarsi preferibilmente accompagnata da pasticcini, dolci o biscotti. Questo è il “tè rosso” (o “nero” – black tea come lo chiamano gli inglesi ), un’invenzione piuttosto recente e dal grande successo commerciale, che oggigiorno però raramente corrisponde ad un prodotto di qualità. E la qualità è uno dei pilastri sui quali la cultura cinese del tè si basa, senza di essa vengono a cadere i presupposti stessi della sua esistenza. Il tè è infatti prodotto di una grandissima cultura degustativa, estetica, sociale e contemplativa. In Cina, sua terra natale, è stato ed è tutt'ora un ausilio alla salute, una forma di socializzazione, un metodo di coltivazione interiore e un'arte estetica di straordinaria importanza. Ha ispirato la poesia e la pittura, ha cementato e rinnovato amicizie, accompagnato dibatti e discussioni filosofiche, suggellato momenti di intimità.
Piattini
e piatti in varie
forme e dimensioni.
Ciotole, ciotoline, tazzine, teiere e servizi da sakè.

Nei Negozi Kathay

Via Rosmini, 11- Milano
tel. 02.33105368
Per i cinesi regalare foglie di tè ad una donna significava dichiararle il proprio amore. Il tè si beve da soli ma ancor meglio in compagnia di un ristretto numero d'amici intimi.Da sempre in Cina, e in tutto l'Estremo Oriente di cultura cinese (Corea, Giappone, Vietnam, ecc), il tè accompagna gli incontri e le conversazioni. Rinfrescante d'estate, riscaldante d'inverno, la tazza di tè accoglie l'ospite mettendolo a suo agio. Il tè è rappresenta i cinque elementi: acqua, legno, fuoco, terra, metallo, quindi racchiude in sé e simboleggia l'intero universo. E' espressione di rispetto e ammirazione nei confronti della natura, riconduce l'animo umano al vuoto e all'umiltà. Tutto ciò suona a noi distante e forse incomprensibile, ma basta pochissimo per entrare in questo universo e comprenderlo: iniziare ad assaggiare tè di qualità, apprendere ed applicare le poche semplici regole necessarie ad ottenerne una bevanda corretta.
Il tè, in particolare il verde, l'wulong e il pu'er, è una bevanda estremamente salutare. Oltre alle ben note proprietà diuretiche ne possiede altre spesso sconosciute al pubblico occidentale. Nelle sue foglie si trovano 320 elementi, tra i quali i polifenoli (o tannini) rivestono senz'altro il ruolo più importante. Alcuni di essi, denominati catechine, aiutano stomaco e intestino nelle loro funzioni digestive ed hanno anche un potente effetto germicida sui bacilli del colon e sugli stafilococchi. Le catechine si comportano inoltre come la vitamina P e possono aumentare l'elasticità del cuore e della cavità arteriosa. E' stato inoltre sperimentato in Giappone che un polifenolo presente nel tè, dalle forti proprietà antiossidanti, è in grado di frenare la proliferazione di cellule tumorali nei ratti. I sali minerali, sulla cui importanza oggi tanto si insiste, sono presenti in grande quantità nel tè. Ma la ragione principale del gran successo del tè in Oriente sta senz'altro nel suo gusto e nel suo aroma. Avvicinandosi al tè cinese si scopre un mondo di sapori e fragranze prima sconosciuto. Il nostro palato si raffina e col tempo giunge ad apprezzare le infinite sfumature di sapore di cui solo i tè dell'Estremo Oriente sono capaci. Assolutamente informale, per niente cerimoniale, l'arte cinese del tè è educazione alla degustazione, momento di rilassamento e introspezione, occasione di intimità e socializzazione nonché silenzioso veicolo della profonda cultura e civiltà cinese.
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L'IDEOGRAMMA DI CHIAREZZA
Di Giuliana Malpezzi
SCUOLA DI LINGUE E
CULTURE ORIENTALI
Corsi di lingua e cultura
GIAPPONESE
CINESE e altre lingue orientali e mediorientali
per il conseguimento del diploma Is.I.A.O.
Corsi introduttivi e di perfezionamento, annuali, biennali e triennali. Corsi serali e pomeridiani.

Sede dei corsi e segreteria serale:
Piazza XXV aprile, 8 – Milano -
Tel. e Fax 02-653824
E-mail: segreteria_lingueorient@rcm.inet.it
www.comune.milano.it/scuole/centridiformazione

Segreteria diurna e Biblioteca orientalistica:
Via Festa del Perdono, 7 – 20122 Milano - Tel. 02-50312376

"Qing" significa chiaro, limpido, puro e l'ideogramma corrispondente è formato dal radicale dell'acqua, le tre gocce, stilizzate nei 3 tratti di pennello sulla sinistra.
La parte centrale del carattere indica il colore verde, quello tenero della vegetazione che sboccia in primavera, al risveglio della natura dopo l'inverno. Infatti, la parte in alto rappresenta i fili d'erba che spuntano dalla terra, mentre la parte inferiore è la luna. Le piccole piante appena sbocciate sono brillanti e traslucide, niente è più splendente della luna e l'acqua, con la sua trasparenza, completa il concetto di limpidezza, di chiarezza. Secondo il pensiero confuciano, occorre mantenere l'originale limpidezza di carattere, perchè l'umanità, che naturalmente possediamo, possa rivelarsi in tutto il suo splendore ed esprimersi in energia pura, chiara come l'acqua naturale. E questo perchè la nostra natura si possa percepire con la stessa chiarezza come possiamo scorgere una perla immersa nell'acqua. Qing era il nome scelto dall'ultima dinastia imperiale cinese quando salì al trono nel 1644. Nella lingua giapponese questo ideogramma si legge sei, shoo, shin e kiyoi, ma attualmente si usa soprattutto in combinazione con altri caratteri: ad esempio, unito all'ideogramma di acqua diventa "seisui", che significa "acqua sorgiva". "Chiaro, luminoso, limpido, pulito e anche allegro e sereno" si dice "akarui", scritto con un carattere che combina i segni del sole e della luna.
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SHIATSU DO
La via dello shiatsu
Di Claudio Parolin & altri - Luni Editrice Milano Trento
Lo shiatsu, sull’onda della moda e del successo commerciale, rischia di smarrire la propria identità e decadere, riducendosi, come è successo all’agopuntura, ad una disciplina paramedica. L’autore, shiatsuka della prima generazione e fondatore della più importante scuola di shiatsu in Italia e in Europa, riscopre e ripropone la carica innovativa ed “eversiva” dello shiatsu come “via all’armonia globale” sia per Tori (colui che preme) sia per Uke (colui che risponde alle pressioni). Questo libro non è prettamente da intendere come un quaderno tecnico relativo allo shiatsu – benché la quantità di disegni e spiegazioni guidi il lettore nel modo migliore ad apprendere il metodo di lavoro – ma piuttosto come una passeggiata, un percorso nei campi del mondo dello shiatsu. L’autore riesce, in queste pagine, a darci un inquadramento “ideologico” che è anche una coloritura del mondo nel quale egli da più di vent’anni opera: quello dello shiatsu. Egli ci guida, mano nella mano, per un sentiero che è determinato da due kata, cioè da “forme”, che nascono e si concludono con abbondanza di disegni e dovizia di particolari. Questo libro rappresenta un raro esempio di sintesi, un inizio di codificazione che potrà solo agevolare il neofita e il praticante, riconducendoli entrambi a un metodo comune nel quale applicare la propria esperienza e conoscenza.

Claudio Parolin incontra lo shiatsu all'inizio del 1976, praticando sotto la guida del Maestro Yuji Yahiro, nel primo dojo aperto a Milano presso il Bu Sen. Dal '78 promuove la diffusione dello shiatsu con incontri di pratica e corsi. Nel 1983 apre, con un gruppo di allievi, un primo centro a Milano, “il Vento”, che diventa presto uno dei principali riferimenti per l'apprendimento dello shiatsu in Italia.Nel contempo continua ad approfondire lo shiatsu sotto la guida del Maestro Yahiro, ampliando gli ambiti di ricerca e tecniche affini quali agopuntura, moxa, tecniche posturali, di movimento e correttive, tecniche respiratorie, alimentazione. Per alcuni anni segue insegnamenti del Maestro Masahiro Oki, fino alla sua scomparsa nel 1985.
E' un'associazione no-profit con finalità sociali, il cui obiettivo primario è la diffusione della cultura e della pratica dello shiatsu. Al suo interno si trova la SCUOLA PROFESSIONALE PART-TIME, la maggiore scuola di shiatsu in Italia e in Europa, con circa 40 fra sedi nazionali, locali, centri autorizzati e scuole affiliate, a MILANO, ROMA e altre città su gran parte del territorio nazionale. Progetta e gestisce corsi e pubblica SHIATSU-DO, rivista trimestrale, attualmente il più autorevole e diffuso strumento di cultura e divulgazione dello shiatsu e della sua pratica in Italia.

Sede nazionale
Via Settembrini, 52 – 20124 Milano
Tel 02 29404011 - Fax 02 29510134
mondo.shiatsu@tin.it
accademia@mondoshiatsu.com
www.mondoshiatsu.com
Nei primi mesi dell'86 si fa promotore presso i più esperti istruttori e operatori shiatsu dell'epoca per l'istituzione della prima scuola a diffusione nazionale: fonda così l'Accademia Italiana Shiatsu Do, che diviene in pochi anni la più conosciuta e diffusa realtà di insegnamento dello shiatsu. E' indubbiamente tra i maggiori esperti di insegnamento dello shiatsu avendo al suo attivo la formazione di oltre 50 istruttori e 2.000 operatori ai vari livelli. Attualmente pratica presso la Sede nazionale dell'Accademia a Milano, svolge la sua opera di istruttore in tutta Italia ed è Responsabile della Formazione dell'Accademia stessa. E' inoltre direttore responsabile della rivista “Shiatsu Do”, la più autorevole e diffusa pubblicazione di settore in Italia.

Continuano le attività del Centro Paper Factory, con seminari di arti cartarie orientali e serate dedicate a Paper Zen
Per informazioni www.paperfactory.it
Paper Factory -
C.so S. Gottardo 18
Milano - tel. e fax 02.83.22.170
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SUSHI DOLCE
Di Sara Materini
Ingredienti:
per 4 persone

150 gr di riso a grana lunga, tipo basmati

80 gr di zucchero

200 cl di latte

qualche cucchiaio di marmellata di albicocche frutta fresca di stagione (melone, kiwi, pesche, albicocche, …)

Foglioline fresche di menta per decorare
Preparazione

Sciacquate il riso sotto l’acqua corrente. Mettetelo in una casseruola con il latte e lo zucchero, e lasciate cuocere, coperto, finché il riso non avrà assorbito tutto il latte.
Togliete dal fuoco e lasciate raffreddare.
Un volta freddo, formate delle palline di riso e spalmate su ognuna poca marmellata. Tagliate a fettine la frutta e applicatele sulla pallina di riso, facendole aderire alla marmellata. Decorate con le foglie di menta.

Nota

Pur non essendo una ricetta tipica giapponese, questa rivisitazione del sushi può essere una “dolce” alternativa al gelato o ad altri dessert estivi.

Sara Maternini ha una sua società di catering e organizzazione eventi
Tel. 3334938884 gustoassoluto@libero.it
Direttore dei Corsi AIKIBUDO: Antonino Certa Shihan tel. 340.3179236
daitokan@daito-ryu.it www.daito-ryu.com
Headquarter
Corso Sempione, 35
Parabiago (Mi)
Tel. 0331491850

Shop
Via Boccaccio, 4 - Milano
Tel. 0248193301
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Arte agli Zen Sushi Restaurants di Milano e Roma
di Tullio Pacifici
Milano

Marisa Pracella
espone allo Zen Sushi Restaurant di Milano,
via Maddalena, 1
dal 19 giugno al 16 luglio 2004
Roma

Sahoko Takahashi
espone allo Zen Sushi Restaurant di Roma
via degli Scipioni, 243
dall'1 giugno al 6 luglio
Opera con la pittura stilemi in legno e tavole ingigantite; oggetti per un’arredamento particolare, orientato a sottolineare esigenze etico ecologiste, animaliste e per i pensieri che vogliono vivere le città al verde, dentro e fuori casa. Quest’artista risente l’esigenza di circondarsi di luoghi oltre quelli ipercementificati, e riservarsi spazi per sé e la propria memoria. Un aspetto caratteristico dei suoi lavori, rispetto all’uso tradizionale della parete, è quello di utilizzare angoli e qualsiasi altro ambiente in cui l’oggetto renda esteticamente. Infatti prosegue con variopinti strati di colori accesi che si mescolano e, impastando gli stucchi, traducono stratificazioni ed effetti dimensionali. Si tratta di pieghe abbastanza spesse, quasi in rilievo, ma delicatamente trattate. Utilizza inoltre il filo di spago per accentuare le variazioni delle tinte ed evidenziare le espressioni di ciò che rappresenta. Esempio ne sono gli ultimi quadri che raggiungono dimensioni aumentate per meglio sottolineare gli elementi di malinconia, dolcezza, rabbia degli animali. Giraffa dal lungo collo striato, elefante, zebra, rinoceronte, scimpanzé, testa di leone. Ma anche nature vegetali, come si vede con le tele legnose fatte per sembrare bambù e fiore di banano. Viventi che diventando oggetti le servono per dire un sentire di vicinanza e di volontà alle nature africane. Da una parte vite che ci circondano e che ci abitano, dall’altra, dentro gialli, rossi, violetti che si sovrappongono e alle superfici fanno vivere esalazioni, terre lontane e luoghi di magiche scurità e brillanti metamorfosi. Vive la campagna, lì dove si interessa all'osservazione ravvicinata dei fenomeni. Quasi mai raffigurando persone le sue tele si posano con colori ad olii e a pigmento. Guarda i comportamenti delle nature fuori e intorno a lei dipingendo con gli occhi alla terra e alla vita che comporta. Registra quelle che le sembrano esistenze regolate da logiche semplici e continue. Vede infatti prodursi circuiti, cicli e ricicli, in cui tutte le cose sembrano vincolate a sistemi di inizio_fine. E' così che, tenendo presenti queste dinamiche, formula messaggi in colori, traduzioni che, data la vivacità delle tinte utilizzate, configurazioni arancioni sfumate e marroni_neri, producono un certo strappo estetico. I soggetti, ripresi all'esterno con semplici schizzi, seguono infatti un andamento pittorico obliquo, decadente, e senza punti di riferimento.
Le piante, raffigurate quando sembrano apparentemente morte, dipingono il fascino sottile di ciò che sembra crudele, caotico, avitale, intriso di violenza. Le osservazioni, prevalentemente autunnali e invernali, restituiscono alberi con una germogliazione appena accennata dentro sfondi improbabili. Le tavole, quasi monocrome, sono accese dall'arancio, dal giallo, dal bianco, e da figure planetarie: per esempio quando si vede una grossa luna bianca circondare due alberi colorati con il nero. Nature come morte e come vite, colte nella loro ciclicità inevitabile e intrisa di ostinato spirito di continua crescita. Le figure sembrano scivolare insieme ai colori e assumere una posizione diagonale. In questo modo l'artista da l'impressione di volere astrarre pur rimanendo nel campo della figurazione: non dipingendo punti di contatto all'interno del quadro ma solo elementi giustapposti e quindi sradicati, nature geograficamente non centrate ma tali solo per il fatto di esistere e di finire.
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