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Pagine Zen N° 75

ottobre/novembre 2008

Pagine Zen è realizzato grazie alla collaborazione
Centro Cultura Italia Asia

Con queste opere Paola Billi e Nicola Piccioli sono stati invitati a rappresentare l'Italia alla VIII mostra di Scambio Internazionale di Calligrafia, presso il Palazzo della Cultura dei Lavoratori del Popolo di Pechino (Tempio Taimiao), all'interno della Città Proibita.
La mostra, considerata una delle più grandi e più autorevoli nel mondo internazionale della calligrafia di oggi, è stata organizzata dal Congresso Internazionale dei Calligrafi Cinesi, per celbrare l'apertura dei recenti Giochi Olimpici 2008 con i loro capolavori.
All'inaugurazione del 28 giugno erano presenti 591 artisti provenienti da 18 diversi paesi.
All'evento hanno partecipato circa mille delegati delle più importanti associazioni calligrafiche e culturali che ruotano intorno al mondo delle arti cinesi. Paola Billi e Nicola Piccioli erano gli unici occidentali presenti con le loro opere, a testimonianza delle grande stima di cui godono in Cina.

 


Due eventi internazionali sull’arte giapponese.
Giappone.
L’essenza
della bellezza.
Architettura, estetica,
grafica, fotografia,
letteratura

Dal 10 settembre
alla Fondazione
Giorgio Cini
di Venezia.

Prima tappa di un
percorso di mostre,
convegni, workshop
tra Brescia, Verona, Milano.

(Leggi gli approfondimenti)

IL CINEMA GIAPPONESE seconda parte
e la sua derivazione teatrale
Giampiero Raganelli

ABITO DA SERA
Mishima Yukio
2008 - Arnoldo Mondatori Editore, Milano
A cura di Virginia Sica

Nella cinematografia nipponica sono frequenti le opere basate sulla commistione tra il linguaggio cinematografico e quello teatrale, forse proprio a causa del rapporto di filiazione che lega queste due arti, come si è visto. In occidente non mancano esempi di questo tipo,Dopo la prova (1984) di Bergman,L’ultimo metrò di Truffaut o Vanya sulla 42ª strada (1994) di Malle.

Il personaggio Asaji nel film Trono di Sangue di Akira Kurosawa
Nell'immagine il personaggio Asaji/Lady Macbeth nel film 'Trono di Sangue' di Akira Kurosawa

Sono però episodi più sporadici. Il teatro kabuki ha trovato molte espressioni al cinema. Una di queste è La ballata di Narayama (Narayama bushikô, 1958) di Kinoshita Keisuke, tratto dal romanzo di Fukazawa Shichirô, storia di un arcaico villaggio di montagna. Il film palesa la sua struttura teatrale già dalla scena iniziale, con un kurogo che batte un gong. E per le scenografie stilizzate, palesemente. Si può vedere solo in Cinemascope, il formato ideale perché ricalca la scena del kabuki. Dallo stesso romanzo è stata realizzata, nel 1983, una versione molto diversa, naturalistica ed estremamente cruda, a opera di Imamura Shohei. Nel mondo del kabuki è ambientato Storia dell’ultimo crisantemo (Zangiku monogatari, 1939) di Mizoguchi Kenji, incentrato sulla carriera di un onnagata, l’ interprete tradizionale di ruoli femminili. Nel film ci sono tre maestose scene teatrali, che si pongono in un rapporto dialettico con la vicenda narrata. Un simile approccio è anche quello di La vendetta di un attore (Yukinojo henge, 1963), remake di un film del 1935, realizzato da Ichikawa Kon, il regista famoso in occidente per L'arpa birmana. Anche qui è protagonista un onnagata, che vuole uccidere tre uomini per vendetta. Memorabile la prima scena teatrale iniziale, dove i fondali si confondono con paesaggi reali, e in cui vengono enunciati i protagonisti del film, che si trovano tra il pubblico. Kottoya - Antiquariato giapponese di Luca PiattiSul teatro bunraku è incentratoDoppio suicidio ad Amijima (Shinjô: Ten no Amijima, 1969) di Shinoda Masahiro, regista che aveva fatto studi universitari sul teatro tradizionale. Tratto dal grande drammaturgo Chikamatsu Monzaemon, il film vede la presenza scenica dei kurogu, che guidano le azioni dei personaggi. Indubbiamente la pellicola più estrema, tra quelle giocate tra teatro e cinema, come evidente dal prologo che vede dei burattinai intenti a realizzare i pupazzi di quelli che saranno i personaggi in carne e ossa. Idea questa ripresa nel bellissimo Dolls (2002) di Takeshi Kitano. Anche il teatro nô ha avuto strascichi al cinema come in un’altra opera di Mizoguchi, I racconti della luna pallida d’agosto (Ugetsu monogatari, 1953). E’ una storia con elementi fantastici che seguono i dettami del nô, quali la struttura tripartita negli elementi jô (inizio), ha (sezione media più complessa), kyû (veloce conclusione), e i ruoli tipici del waki, il viandante, e dello shite, il personaggio che si rivela un fantasma in cerca di vendetta. Quest’ultima figura è una donna, Wakasa, truccata come una maschera nô e vestita come un personaggio nô. Anche Kaidan (1965) di Kobayashi Masaki, racconta storie di spiriti, che si basano sugli stessi archetipi narrativi. Come La ballata di Narayama, anche questo film fa uso di fondali irreali che creano un’atmosfera artificiosa. Per realizzare la sua versione del Macbeth, Trono di sangue (Kumonosu jô, 1957), Akira Kurosawa si basa sulla tecnica del nô. E'evidente nella figura di Asaji, corrispettiva di Lady Macbeth, che è sempre immobile, ieratica, inespressiva proprio come nel nô, dove gli attori comprimono la loro energia, e sono in grado di produrre emozioni molto intense con gesti quasi impercettibili. Lo scrittore Mishima Yukio, che aveva scritto molto per il teatro nô, nel suo unico approccio al cinema da regista, Yûkoku (1966), utilizza lo spazio vuoto e astratto di una scenografia nô, per ambientare la sua storia di seppuku. Da citare infine la rappresentazione di nô all'aperto, nell'elegiaco L’uomo che dorme (Nemuru otoko, 1996) di Oguri Kôhei, che accompagna la dipartita di un personaggio. E’ un teatro che mescola realtà e visione, vita e morte.  

Abito da Sera - Yukio Mishima… ma il 25 novembre 1970 Mishima Yukio pone fine alla sua vita con un suicidio rituale, secondo l’antico rito dei samurai: il seppuku. E con ciò è inesorabilmente calato un velo, forse ottundente, sugli occhi e sulle coscienze di molti fra coloro che, a vario titolo, hanno guardato, guardano e guarderanno al lavoro di Mishima Yukio.  Un eroico samurai, autore di opere intrise di temi colti, di un clima austero, di un tragico sentire: è questa l’immagine più diffusa dello scrittore Mishima Yukio. Una rappresentazione riduttiva, che ignora tutta una produzione fatta anche di svaghi letterari, di cui Abito da sera è un esempio illuminante. Pubblicato a puntate su una rivista femminile nipponica tra il 1966 e il 1967 e rimasto inedito in occidente, il romanzo descrive il mondo dell’alta borghesia giapponese degli anni Sessanta, desiderosa solo di apparire, stregata dal fascino di modelli di vita estranei al gusto e alla sobrietà estetica tradizionali. Una satira feroce, fatta di ritratti grotteschi, che sa assumere il tono di una ridanciana irriverenza; una lettura che restituisce al pubblico italiano la poliedricità di uno scrittore versatile che, anche attraverso la letteratura di intrattenimento, ritrae magistralmente vizi e debolezze dell’uomo. Nelle pagine che precedono il romanzo, intitolate - Mishima e la ; sindrome di Jorge -, Virginia Sica, curatrice del volume, propone alcune riflessioni

…se uno scrittore candidato per ben due volte al Nobel a tanto si riduce, non è tutta colpa del lettore medio. In fondo, questo è ciò che per decenni i mezzi di comunicazione gli hanno fornito

…Quasi quarant’anni sono trascorsi dalla sua morte eppure, in un’epoca che fa un generico gran parlare di revisione nonché della corretta acquisizione delle letterature altre, ancora non si avverte come riduttivo circoscrivere tutta una vasta opera di intellettuale e letterato a pochi abusati riferimenti tematici. Quegli stessi temi che, creduti univoci nella materia artistica dello scrittore, si rivelano da decenni facile pretesto di ideologie anacronistiche e spesso deboli in accuratezza filologica e storico-politica. Vero è che, in tali ambienti, forte è l’ostinazione verso un modello sentito come vincente: la genìa mitica dei samurai.

...E’ dunque così superfluo sottolineare che, prima di scegliere di morire, Mishima ha vissuto Di una vita, seppur troppo breve, in cui ha amato sperimentare tutto ciò che lo incuriosiva, mettendosi in gioco nel privato come nel pubblico, anticipando modi e tempi a noi oggi familiari, con grande ardimento e, anche, con grande senso dell’ironia e dell’autoironia.
La cosiddetta letteratura minore, in rapporto a una statura come quella di Mishima, non impedisce, anzi consente, tornando a Virginia Sica:Libreria Azalai
… di leggere in essa la poliedricità di un artista, il suo modo di gustare la vita negli spazi di leggerezza, di interpretarla con senso di ironia, di sorridere o ridere dei vizi propri e dei suoi simili. A meno che a tal punto ci prema ibernare il nostro mito letterario in un modo austero - lontano dalle cose di codesto mondo, nell’immobilità di un’espressione statica -, da occultare con ostinazione che egli o ella, con un tocco di frivolezza e per puro gusto di divertirsi, abbia prodotto anche questo.
 Ma per l’integralista Jorge (Jorge de Burgos, il vecchio monaco, regista occulto dei delitti all’abbazia, ne ‘Il nome della rosa’, di Umberto Eco) il riso è la debolezza, la corruzione, l’ insipidità dellanostra carne...
... che il gesto non si trasformi in disegno, che questo volgare non trovi un latino che lo traduca.

...E dunque che il samurai Mishima non dia testimonianza in volgare, e sia circoscritto a quel latino che è la sua produzione colta, meglio se letteratura della spada. Una vera sindrome di Jorge.  

Mishima Yukio (pseudonimo di Hiraoka Kimitake, Tokyo 1925-1970), tra gli scrittori giapponesi di più immediato successo all'estero ha scritto numerosissime opere, spaziando dal romanzo alla produzione teatrale giapponese (Nô e Kabuki, ma anche teatro internazionale).

 

Credenze antiche e pratiche rituali persistenti nel Giappone contemporaneo prima parte
Rossella Marangoni

Coloro che fossero interessati a saperne di più (bibliografia, glossario in lingua ecc. ), potranno contattare l'autore al seguente indirizzo mail: cswma@tiscalinet. it
Chojun Miyagi Sensei Paolo Taigô Spongia
Posto un cippo in memoria di Chojun Miyagi Sensei, fondatore del Goju-Ryu Karate-Do, nel bosco del Monastero di Fudenji, alla presenza del Maestro Taiten Guareschi

Pratiche divinatorie e magiche

Il sistema di credenze dei Giapponesi in epoca mitologica era basato sulla venerazione della natura, e secondo esso gli dei risiedevano nelle montagne, nei fiumi, nei laghi e nei mari. Questo sistema ha costituito la base per lo sviluppo della solidarietà psicologica tra la gente che dimorava in ciascuna regione dell' arcipelago giapponese. Gli dei erano considerati un punto di riferimento spirituale in cui la comunità regionale era psicologicamente integrata. La tradizione dello shintô ha inconsciamente ereditato fino a oggi la tradizione di costumi e psicologie di quest' età mitologica. Si può riconoscere un'universalità globale nell'analisi psicologica della mitologia, ma sembra estremamente insolito, persino da una prospettiva globale, che una tradizione l'abbia preservata nel periodo contemporaneo, ancora funzionante cioè nella vita quotidiana della gente. (1)
Nell'osservazione di Yuasa è evidente come la persistenza, in una società altamente sviluppata quale quella giapponese, di credenze e riti risalenti a un'età mitologica, sia fonte di sconcerto anche per gli studiosi. Pure, nel Giappone contemporaneo, numerose sono le pratiche cultuali ancora esercitate che affondano le loro radici in forme di religiosità popolare originate nell'ambito dei culti e delle credenze ancestrali autoctone poi riunite sotto la denominazione tardiva di shintô. Tali pratiche si articolano in momenti e occasioni diverse, dando conto di una complessità difficile da cogliere nella sua interezza. Prenderemo in esame qui solo alcune delle pratiche a nostro avviso più significative, utilizzandole per la loro esemplarità se non per la loro esaustività. Origini diverse e influenze anche di culti provenienti dall'esterno hanno creato inCrespi BonsaiGiappone modalità divinatorie tuttora persistenti. Si tratta di un'evoluzione di antiche pratiche, forse di provenienza cinese e comunque diffuse in tutta l'Asia orientale: la lettura della mano, ad esempio. Quando fa buio, la sera, e si accendono i neon a Shinjuku o ad Asakusa, due frequentati quartieri di Tokyo, compaiono sotto i portici e agli angoli delle strade i tavolini dei lettori della mano, che alla luce di lampade di carta, leggono il futuro secondo un'antica prassi. La fortuna, il futuro: nei templi buddhisti e nei santuari shintô migliaia di striscioline di carta vengono appese ai rami più bassi degli alberi o su appositi trespoli: sono gli omikuji bigliettini venduti nei recinti dei santuari dalle sacerdotesse. In cambio di una moneta, si estrae da un cilindro di bambù, dopo averlo scosso, un bastoncino di legno numerato. Al numero corrisponde un foglietto di carta contenente una previsione per il futuro, spesso collegata al significato dei numeri come è stabilito nell'I-Ching (Yijing, Il libro dei Mutamenti), il classico di divinazione cinese. Se la previsione risulta negativa, basterà appendere la strisciolina di carta all'interno del recinto del tempio per annullarne gli effetti perniciosi. Una credenza oltremodo diffusa, a giudicare dalla quantità indescrivibile di fogli bianchi appesi nei cortili dei templi. Ma una pratica altrettanto diffusa è data dagli omamori, piccoli sacchetti di broccato di seta contenenti le parole del Buddha, venduti anch'essi nei templi: in realtà talismani apotropaici dai vari colori, ognuno in grado di allontanare una disgrazia diversa o propiziare la fortuna nei campi più disparati (amore, studi, salute, ecc. ). Se ne vendono a milioni ogni anno. Ancora, un altro genere di talismano dalle origini antichissime è a tutt'oggi molto popolare: lo ema (lett. ; immagine di un cavallo ), una tavoletta votiva in legno, dalle dimensioni variabili, che anticamente veniva utilizzata nel culto shintô. In origine rappresentava un cavallo, sostituto del vero cavallo che veniva custodito nel santuario, perché il cavallo bianco era considerato, nello sciamanesimo altaico (avvicinato spesso allo sciamanesimo nipponico per evidenti affinità), come l'intermediario incaricato di recare alle divinità i messaggi degli uomini. Difficili da procurare, i cavalli, che erano offerti (ma non sacrificati, si badi bene) ai kami, vennero successivamente sostituiti dai loro rappresentanti simbolici, le tavolette appunto, che recavano dipinta l'effige di un cavallo bianco. Nel corso dei secoli l'uso della tavoletta lignea si andò diffondendo, mentre mutavano i soggetti dipinti sopra di essa, a seconda delle necessità espresse dal fedele. Si iniziarono a vendere, nei recinti dei templi, anche ema a soggetto buddhista. Ancor oggi acquistare un ema presso un tempio, scrivere una preghiera ed appenderlo ad un apposito trespolo, è una pratica consolidata e frequente, ad esempio fra gli studenti prima degli esami.A volte invece gli ema vengono distribuiti ai fedeli,

Omikuj - i bigliettini di buona fortuna venduti nei templi - al kinkakuji
Omikuj - i bigliettini di buona fortuna venduti nei templi), al Kinkakuji.
Foto di Rossella Marangoni

in cambio di una piccola offerta, in occasione dei matsuri feste religiose) o del Capodanno: da tavolette votive diventano così veri e propri talismani che ciascuno porterà a casa con sé. L'acquisto di questi talismani è palesemente una prassi interiorizzata a cui l'individuo si assoggetta ormai inconsciamente. Altre Kathay pratiche mostrano invece un più evidente grado di consapevolezza. Pensiamo, ad esempio, ai riti propiziatori (detti jichinsai) che vengono officiati all'inizio dei lavori di costruzione di un edificio: si tratta di placare, con opportune pratiche, i kami dei luoghi che potrebbero essere disturbati dalle attività umane e quindi adirarsi. Un sacerdote shintô, allora, provvederà a benedire le fondamenta della costruzione versando libagioni di sake, un rito che a volte, in sostituzione del clero ufficiale, viene officiato dal proprietario della casa alla presenza degli operai che effettueranno i lavori. Nel caso di nuove costruzioni, si tratta evidentemente di placare un kami, ma anche di tener conto dell'esistenza di tabù direzionali, un retaggio delle antichissime pratiche geomantiche importate dalla Cina dei Tang, che assegnano alle varie direzioni un carattere fausto o infausto.La direzione nord-est, ad esempio, è assolutamente pericolosa poiché si tratta di kimon ; la porta dei demoni , e come tale andrà accuratamente evitata nel caso di nuove edificazioni. Ma una credenza altrettanto seguita è quella legata ai tabù temporali che suddividono i giorni del mese in fausti o funesti per le varie attività umane, le quali andranno pianificate di conseguenza: matrimoni, viaggi, la stipula di contratti andranno perciò progettati con un occhio al calendario. Ed in effetti i calendari venduti nel tecnologizzato Giappone recano anche queste utili indicazioni.(2)


NOTE
(1). YUASA Yasuo, ; La cultura del corpo nella religione giapponese , in Julien RIES (dir. ), Trattato di Antropologia del Sacro. Volume IX: Giappone, Milano, Jaca Book, 2006, p. 103. Il corsivo è nostro.

(2.) Il ciclo è di 6 giorni (rokuyo) che si ripetono in successione fissa e sono: sensho (giorno fausto per viaggi, affari e risoluzione di dispute), tomobiki (giorno amico : ciò che accade in questo giorno sarà destinato a ripetersi, da evitare quindi i funerali), senpu (giorno infausto per viaggi, affari e contratti), butsumetsu (giorno infausto), taian (il giorno più fausto per ogni attività) e shakku (giorno infausto).

Spice Restaurants

Quando, nel 2615,qualcuno si troverà a passare da queste parti, in visita al Monastero di Fudenji, scorgerà questo cippo, fra gli alberi. E leggerà che è stato posto a dimora nel giugno 2008, in memoria di Chojun Miyagi Sensei, fondatore del Goju-Ryu Karate-Do. Quante volte ci è accaduto di tornare con la mente a tanti secoli prima, immaginando persone, parole, atmosfere di un evento di cui ora abbiamo di fronte una testimonianza fisica. Ma questa volta Pagine Zen era presente, non fisicamente, ma in spirito. E desidera registrare questo momento, nel quale la forza dello Zen si fonde con la forza del Karate; il vuoto del Karate si fonde con il vuoto dello Zen.

Chojun Miyagi Sensei
Maestro
Taiten Guareschi
Paolo Taigô Spongia
Sensei

Hogo del Maestro Taiten
Durante la cerimonia per il cippo a Miyagi Sensei

Libera la Grande Via priva è d’ogni ostacolo.
Mosso è l’alto dei cieli dalle umane, frali, soavi, cure.
Cippi, stendardi e bandiere sono segni che rendono lieve l’arduo sentiero,
dolce l’erto cammino.
Questo cippo sorge oggi a splendere in questo sacro luogo
a memoria del Maestro,
Fondatore del Goju-Ryu Karate-Do:Chojun Miyagi.
Come la pietra resiste alla fatica del tempo
e ferma tiene la strada,
docile il cuore, vuota la mano,
possa la sua grata memoria condurci
al pacifico, immenso mare dei Tre Eterni Tesori,
all’obbligo grato per il Paese, i Parenti, i Maestri.
E preghiamo, perché le esistenze tutte abbiano a splendere
Pari, vigorose, nell’Impari Supremo Sentiero.

Parla Paolo Taigô Spongia

Mi sono domandato a lungo cosa dire oggi, in questa occasione.Da principio mi sono preparato a scrivere una nota biografica che richiamasse gli episodi salienti della vita di Miyagi Sensei, dalla pratica con il suo Maestro, ai viaggi in Cina, all'incontro con Jigoro Kano Sensei, ma ho sentito che un mero elenco di date e fatti non sarebbe stato sufficiente per esprimere l'opera di quest'uomo. Ho cominciato dunque col farmi delle domande convinto che in questo modo le parole sarebbero apparse naturalmente. Mi sono chiesto il perché di questa pietra. Perché una pietra che ricordasse Chojun Miyagi Sensei e perché proprio qui a Fudenji, davanti al Maestro Taiten Guareschi. Molti potrebbero pensare ad esempio che poniamo questa pietra al solo fine di onorare la memoria del fondatore della nostra scuola; e potremmo anche aggiungere che la sua solidità rappresenta quella stessa solidità che intendiamo assumere come carattere della nostra pratica. Allo stesso modo però, per uno sconosciuto, potremmo anche porre questa pietra per fare della semplice propaganda. Questa pietra è un simbolo, certo. Anche una insegna stradale lo è: la freccia che ha su scritto PARMA, non è PARMA ma può, tenuto conto del contesto che codifica quel simbolo, ri-mandarci a PARMA. Allo stesso modo trovare quest'insegna sulla strada piuttosto che come elemento decorativo nella camera di un adolescente, alla maniera dei telefilm americani, fa ovviamente differenza. I linguaggi, i codici, ci informano e ci formano, e dunque fanno problema nella vita degli uomini, quali noi ci dichiariamo di essere. Non è mia intenzione dilungarmi ora su questi temi, lo è però richiamare la nostra attenzione sul significato profondo del lasciare un segno, una stele. International Okinawa Goju-RijuQuesto significato profondo si dovrà rinnovare, ridire, poterlo riesprimere con nuove parole, nuovi segni. La vita di Miyagi Sensei, le nostre vite, vanno ben oltre quel che semplicemente pensiamo ci costituisca o quel che semplicemente riusciamo a vedere di noi. Proprio come questa pietra non sarà più semplicemente una pietra dopo la mia faticosa iscrizione e dopo la benedizione del mio Maestro. C'è dunque un ; come fare, ogni cosa, anche la più piccola, questo fa di noi dei Buddha, di Chojun Miyagi Sensei una figura carismatica, fondatore ed esempio per ogni praticante della nostra scuola. La sua determinazione nel raccogliere e consegnare una tradizione ne fa un Maestro, un Fondatore, appunto, e il nostro esercizio, il nostro sudore nel Dojo diviene a sua volta corpo stesso di questa tradizione che chiamiamo Goju-Ryu. Alla luce di questo possiamo allora commuoverci serenamente nel vederci convenire qui, insieme, su questo fazzoletto di terra! E riflettere su quando abbia veramente avuto inizio il viaggio che ci ha portato qui. Ognuno con la sua differente storia, arrivato per sentieri diversi ma oggi qui, tutti, uniformi nella nostra bella uniforme. Possiamo capire bene allora, che considerare la scelta del tipo di pietra non è affatto secondario; essere a Fudenji non è secondario, significa connotare questo evento di qualcosa di molto vasto, che va oltre una data di nascita o di morte; chiedere al Maestro Taiten di essere presente significa essere garantiti, tutelati nella tradizione fatta di un delicato ; lasciare , e celebrare questa cerimonia, significa anche riconoscersi in una medesima espressione, in nome di qualcosa che ci pertiene, di cui dobbiamo sentirci investiti e di cui, eppure, sappiamo così poco. Bene, infine, potrò ora ribaltare la domanda e chiedere non il perché di questo segno qui, ma piuttosto ; cosa ci facciamo noi qui e penso proprio di poter dire che questa stele non è qui per noi, per la nostra memoria, bensì siamo noi ad essere qui per Essa, perché se è nella bella espressione della Fede lasciare un segno che sia una testimonianza, lo è, a maggior ragione l'aver cura di lasciare qualcosa che altri, dopo di noi, potranno trovare e passare a loro volta. Eravamo, siamo, alla ricerca di qualcosa di cui non conosciamo forma o nome, alla ricerca di un profumo, e a ben vedere non manchiamo di nulla nel compierci in questo. Le domande ultime di un uomo sono gravide di mistero, oggi come in ogni epoca: qualcosa si mostra a noi, qualcosa si cela: è una tensione che è essa stessa vita e che ben si esprime col gesto che faremo tra breve sollevando il drappo che ora vela la stele.Torakan Nel mio insegnamento quotidiano nel Dojo, quel che cerco di trasmettere, al di là di un gesto tecnico, è lo spirito che lo possa incarnare: ; il segreto dell'arte della spada Il fulmine taglia il vento di primavera (Yamaoka Tesshu Sensei). Essere partecipi di una tradizione è appunto incarnare di generazione in generazione quel che, altri prima di noi, ci hanno donato: cercando, studiando, lavorando, con un impegno che non può dirsi altro se non strenuo. Questa è la Fede. Questo è Bushi Chojun Miyagi, nato a Naha il 25 Aprile 1888

ZEN
Maestro Tetsugen Serra - Monastero Zen "il Cerchio"

" Non credere che questo silenzio sia inutile e vuoto. Entrare in monastero e fare Zazen in silenzio, o lasciare il monastero e andarsene in giro sono entrambe la forma dell'ininterrotta pratica del monastero. Tale ininterrotta pratica è il regno della libertà dalle condizioni, allo stesso modo per cui il cielo è libero dalla tracce degli uccelli in volo; è il regno dove si è completamente uno con l'intero univers.  Non sprecare il tempo della pratica, ma piuttosto pratica nello spirito di una persona che cerca di estinguere una fiamma tra i suoi capelli.Enso- ji - Monastero Zen - Il CerchioNon stare seduto in attesa dell'illuminazione, poiché la grande illuminazione va trovata nelle attività quotidiane, come mangiare o bere tè è l'incessante pratica di essere libero in ogni cosa, qualunque essa sia. Questa vita di un sol giorno è una vita di cui gioire. A causa di ciò, anche se vivi per un sol giorno, se puoi essere destato alla verità, quest'unico giorno è immensamente superiore a una vita eterna& Se quest'‘unico giorno in una vita di cento anni va perduto, potrai mai afferrarlo di nuovo".

Eihei Dogen, Shobogenzo Gyoji - Ininterrotta pratica
Citato nel libro ZEN del Maestro Tetsugen Serra Fabbri Editore Milano 2005

Genji il principe splendente
Mille anni di eleganza in Giappone
 

Nell'ambito di GIAPPONE, L'ESSENZA DELLA BELLEZZA, il 10 e l'11 settembre 2008 si è tenuto un convegno a Venezia, presso la Fondazione Giorgio Cini, Isola di San Giorgio Maggiore, organizzato in occasione dei mille anni del più importante romanzo classico della letteratura giapponese, il Genji monogatari.

Direzione scientifica: The International Hokusai Research Centre
Curatela: Gian Carlo Calza
Organizzazione: StudioArte e Fondazione Giorgio Cini ; Istituto Venezia e l'Oriente
Patrocinio: The Japan Foundation e Consolato Generale del Giappone a Milano In collaborazione con Electa e Hitachi

Scritto nel 1008 dalla dama di corte Murasaki Shikibu, esso rappresenta la summa della cultura e dell'estetica di corte di epoca Heian, l'epoca classica del Sol Levante (794-1185), ma è anche la massima espressione del filone letterario femminile in lingua "volgare" . E'diviso in 54 libri, che narrano la vita di Genji, il principe splendente, chiamato così per la sua intelligenza, cultura, sensibilità e bellezza fisica; la trama si fonda sulla fortuna mondana, la caduta, la risalita al potere e infine la morte del principe galante, a cui fanno cornice stupende figure femminili.

TRAMA
Il romanzo narra la vita di Genji, un figlio dell'Imperatore del Giappone, conosciuto anche come Hikaru Genji, Genji lo splendente. Nessuno dei due epiteti tuttavia è il suo vero nome. Genji è semplicemente un modo di leggere il kanji che indica il clan Minamoto, realmente esistito, dal quale Genji era stato adottato per ordine imperiale; per ragioni politiche infatti Genji non poteva appartenere ufficialmente al ramo principale della famiglia imperiale e dovette iniziare la sua carriera politica da semplice funzionario di corte. Il romanzo ruota intorno alla sua vita amorosa e tratteggia la vita ed i costumi della società di Quaderni asiaticicorte del tempo. Pur incarnando il modello del seduttore, Genji mostra una particolare lealtà verso tutte le donne della sua vita, non abbandonando mai nessuna delle sue mogli (vigeva la poligamia) o concubine in un'epoca in cui la perdita di un protettore per molte dame di corte significava l'abbandono ed una vita ai margini della società (fu questa la sorte anche della principale rivale di Murasaki Shikibu, Sei Shônagon). Genji era il secondogenito di un Imperatore del Giappone e di una concubina, di basso rango ma dotata di grande avvenenza e leggiadria. La morte della madre, avvenuta quando era ancora bambino, lascerà in lui un vuoto e per tutta la vita la ricercherà in una donna ideale spesso vagheggiata. Crederà di trovarla in Dama Fujitsubo, una nuova consorte dell'Imperatore suo padre, giovane e leggiadra, molto somigliante alla madre scomparsa, ma in quanto sua matrigna una donna assolutamente proibita. Nella prima parte del romanzo i due, che si

scoprono innamorati, cercheranno di reprimere i loro sentimenti: Fujitsubo chiudendosi nel riserbo e Genji, da poco sposato con la principessa Aoi, sorella del suo migliore amico To no Chujo, lanciandosi in continue avventure che però non riescono mai a soddisfarlo spegnendo il desiderio per la dama. Per curarsi da una malattia, Genji visita Kitayama, la regione delle colline che cingono a nord Kyoto. E'qui che incontra una bambina, Murasaki, che lo incuriosisce e che scopre essere nipote di Fujitsubo. La porta a vivere con sé, curandone l'educazione per trasformarla nella sua dama ideale. Nel frattempo riesce ad incontrare Dama Fujitsubo ed i due finiscono per avere un figlio, che però viene riconosciuto dall'Imperatore e diviene Principe ereditario, rendendo Fujitsubo imperatrice. I due amanti giurano di non rivelare mai il loro segreto. Genji e la principessa Aoi si riconciliano ed ella dà alla luce un figlio, ma muore poco dopo il parto posseduta dallo spirito di Dama Rokujo, un'antica amante del principe ossessionata dalla gelosia. Genji trova consolazione in Dama Murasaki, ormai cresciuta, che sposa a Kitayama. Alla morte dell'Imperatore, ha sopravvento a corte una fazione ostile a Genji, che approfitta della prima occasione - lo scandalo che coinvolge lui e la concubina del fratello, l'Imperatore Suzaku - per esiliarlo nella provincia rurale di Harima, lontano dalla capitale. Qui un ricco possidente, Akashi no Nyudo, ospita Genji e lo incoraggia ad intrecciare una relazione con la figlia, Dama Akashi, che gli darà una figlia-destinata a divenire Imperatrice. Il perdono del fratello riporta Genji a Kyoto, dove conduce anche Dama Akashi. Il figlio suo e di Fujitsubo (ormai scomparsa) ascende al trono e conoscendo i reali legami di sangue che lo legano a Genji, lo eleva ai più alti onori. Tuttavia, intorno ai quaranta anni, la vita affettiva di Genji inizia a risentire di alcune difficoltà sebbene la sua posizione a corte sia ormai consolidata. Un po'controvoglia, Genji sposa una giovane dama dell'alta nobiltà, che però lo tradisce dando alla luce un figlio non suo, Kaoru, da tutti ritenuto legittimo, come era già avvenuto all'Imperatore suo padre. Genji vede in ciò la manifestazione della legge del karma messa in moto da lui stesso con Fujitsubo, ma non rescinde quella che rimarrà sempre un'unione non felice. Questo matrimonio mette a rischio, ma non incrina però la sua relazione con Dama Murasaki, che non essendo riuscita a dargli un figlio rimane solo una consorte secondaria. Dopo non molto tempo Dama Murasaki muore, lasciando a Genji una profonda melanconia ed un senso di solitudine. Nel capitolo Maboroshi (Illusione), Genji riflette sulla transitorietà della vita, sulla coscienza di vivere in un mondo fluttuante, esprimendo il senso di ; mono no aware , caducità e perciò bellezza fugace di tutte le cose. Il resto dell'opera, conosciuto come Capitoli di Uji per via dell'ambientazione, è successivo alla morte di Genji ed ha per protagonisti Kaoru ed il suo migliore amico Niou, principe imperiale figlio della figlia di Genji e dell'Imperatore. Segue le loro avventure e la loro rivalità nel tentativo di sedurre alcune delle figlie di un principe imperiale che risiede ad Uji. La narrazione ha una fine improvvisa, con Kaoru che si chiede se la dama di cui è innamorato sia invece insieme a Niou. Kaoru è stato talvolta definito il primo antieroe della letteratura giapponese.

Traduzioni del Genji in Italia
In Italia, il libro, fu tradotto dall'inglese di Arthur Waley  la cui versione dal giapponese è considerata un classico della letteratura inglese  e pubblicato da Einaudi (i primi quarantuno capitoli) e Bompiani (gli ultimi tredici capitoli) mentre una nuova versione tradotta direttamente dal giapponese è in cantiere da diversi anni.  
A settembre 2008 è uscito, per Electa, Genji il principe splendente di Gian Carlo Calza.   
Pagine Zen lo presenterà nel prossimo numero.

POESIA D'AUTUNNO
Ki no Tomonori
 
Poesia d'autunno

Un componimento presentato alla gara di poesia del principe Koresada.

   Tsuyu nagara
orite kazasamu
   kiku no hana
oisenu aki no
hisashikarubeku

Coglierò e fra i capelli
m'infilerò, il crisantemo,
rorido di rugiada,
ché duri perenne
l'autunno di eterna giovinezza.

La rugiada sul crisantemo era considerata l'elisir di giovinezza eterna e di longevità. Tale credenza e la festa del crisantemo del nono giorno del nono mese, furono introdotte dalla Cina. Anche adornarsi i capelli con i fiori o piante era una specie di rito magico per augurarsi longevità.

Poesia tratta da Kokin waka shû
Raccolta di poesie giapponesi antiche e moderne
Testo giapponese e trascrizione a cura di Sagiyama Ikuko
Edizioni Ariele 2000 Milano

Associazione Culturale Italo Giapponese Fuji    Arte del Ricevere

Il Nihon Club è un vero e proprio Budokan (Casa delle Arti Marziali) costruito secondo i classici canoni della tradizione Giapponese. Lo scopo è quello di ricostruire la ritualitâ e l'estetica - oltre che la sostanza - del Budo, la via del Samurai, nel centro di Milano. Il nostro Budokan è situato nella centrale via del Carroccio, n.13.
Per ogni informazione:
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ARTE AGLI ZEN SUSHI RESTAURANT DI MILANO E ROMA
di Tullio Pacifici
Visita l'archivio di Zen Arte
Angelo Rognoni Milano - Angelo Rognoni
espone fino al 17 ottobre allo Zen Sushi Restaurant di Milano, via Maddalena, 1


Le tele si rappresentano come tracce, trame, visioni, distorsioni del dato naturale. Le lacerazioni dell'anima, i sentieri postivi e negativi, del mondo animale e razionale dell'artista, vengono distorti in colori e con la forza e l'impatto dell'azione pittorica trasmessi. Nell'ambito di un discorso artistico che si avvale di varie tecniche e che produce con ciascuna opera un impatto visivo di rilievo. L'artista sottolinea questo aspetto avvalendosi anche delle mani e della spatola per creare quadri i cui segni possano essere tocchi e ritocchi di quanto sensibilmente sperimentato o sentito. Ogni sensazione visiva, tattile, viene fatta trasmettere dai colori alle tele. In formule astratte ed informali, mescolando questi percorsi in un processo di continua esclusione, allontanamento, trasfigurazione del dato di partenza. Nondimeno i segni evidenziano tuttavia momenti di empatia con il dato naturale e di contestuale disgregazione di esso. Il tutto viene abilmente mescolato dando vita a connessioni, tensioni, pulsioni, che colpiscono per la loro immediatezza espressiva, carichi come sono di esplosiva veridicità. Formule astratte che guadagnano i contorni dell'immaginario attraverso l'informale di cui ogni quadro resta la traccia. Astrazione informale che si trasmette con ispessimenti, spessori, altorilievi. Le opere danno corpo a visioni, utilizzando con abilità olii, acrilici e schiume poliuretaniche mescolate con sabbie, smalti e stucchi. Il tutto crea delle concrezioni, sedimentazioni materiche che si avvalgono dell'intreccio di colori che ripetono la realtà circostante oppure la trasmutano in visioni interne simili all'immagine sogno o a degli schizzi di essa.
Roma - Loredana Baldini
espone fino al 26 ottobre allo Zen Sushi Restaurant
di Roma, via degli Scipioni 243


Loredana BaldiniAppaiono volteggianti figure scultoree, quasi instabili, prive di equilibrio, eleganti e sottili ricercano lo spazio circostante come se la materia originaria da cui prendono forma potesse plasmarsi in qualcosa altro, qualcosa di fortemente intriso di comunicazione visiva e di relazione. Angolature, linee, posizioni, plastiche, lasciano la terra d'origine per creare un progressivo effetto di distaccamento, di volo. Ed è questo volteggiare, instabile e discontinuo, il perno su cui ruota l'idea artistica. La figura scultorea è un progetto che si reinventa ogni volta e in questo suo percorrere lo spazio deve mostrarsi come qualcosa che stabilisce con l'esterno un deciso senso di comunicazione e di relazione. L'artista crea corpi solidi che si contrappongono dinamicamente con gli spazi esterni. Silhouette di donne e di uomini che si esprimono in atteggiamenti di tensione in avanti, di sospensione e capovolgimento. Le figure fronteggiano, assorbono, scambiano e scaricano le forze energetiche che le circondano. L'impatto con aria e terra produce scuotimento, i corpi si allungano e c'è un cambiamento delle sembianze. Osservando "Grecale" si nota l'effetto dell'omonimo vento dell'est che plasma i corpi proiettandosi su di essi. Le due donne sono disposte in direzioni contrarie e si danno le spalle, mentre abiti e capelli si gonfiano e prendono la forma di vele. Analogo percorso è quello dell'opera "Sciarpa" dove la figura femminile non è in posizione di caduta ma di ribaltamento portando al collo l'unico elemento di raccordo con la terra, una sciarpa appunto, e dove quindi la sagoma assume una postura particolare modellando il corpo e le mani in modo da formare angoli concavi. Si stabilisce così una relazione con l'aria di armonia e raccoglimento. Da notare anche le caratteristiche di "Orizzontale" dove la figura maschile con il cappotto poggia sdraiandosi sulla pancia e mentre il viso è proteso a respirare sensazioni di equilibrio, la cravatta e i pizzi del cappotto sono di nuovo gli unici elementi di contatto con la superficie del suolo. Ogni lavoro esprime l'idea che volare con le vitalità della mente e del corpo è uno dei rapimenti più efficaci per contattare il mondo e ritrasmettere energie positive.