Pagine Zen 111

gennaio / aprile 2017
Kawase Hasui - Kinkakuji Temple, evening Snow
Sommario
  • 雪の幽玄 Yuki no yūgen Suggestioni di neve
  • I due guardiani del buddha Yakushi
  • Zen e bugia: fra arte e religione
  • 無必然 “Non ineluttabile”
  • I monaci delle montagne Sul monte Haguro con gli Yamabushi
  • Io l’ho visto! Nakazawa Keiji, mangaka testimone dell’atomica
  • Yumi L’arco giapponese: com’è fatto e come funziona
  • Calligrafia cinese: Corso base Un importante strumento di studio
  • Buio sotto il faro Scritti di un giapponese a Napoli
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Zen e bugia: fra arte e religione

Franco Fusco
Bodhidharma (Daruma) dipinto dall'artista coreano Kim Myŏng-guk (1600-1663?)

John Cage, il musicista statunitense, invitato a tenere una conferenza sullo zen, esordì con queste parole: “Sono qui. E non c’è nulla da dire.”

Aveva ragione. Perché “iniziare è tacere” (A. Tagliapietra) e perché il dicere (nel suo originario significato di ‘mostrare’) è atto rituale silenzioso, ma anche perché la necessaria metaforicità del linguaggio è di per sé ingannevole e ogni parola detta manca il bersaglio dell’essenza delle cose. Soprattutto aveva ragione, perché ciò che si può dire dello zen è nulla. Pertanto qui viene trattato nulla. Voi state per leggere nulla e apprenderete nulla. Dunque aspettatevi proposizioni logiche.

E bugie.

Tutti noi siamo. Presente assoluto. Anche quando non agiamo, siamo. Anche quando non pensiamo, siamo. Anche quando non viviamo ancora, siamo. Anche quando non viviamo più, siamo: il nostro cervello non manda impulsi, il nostro cuore non pompa sangue, i nostri polmoni non aspirano aria, ma le entità (cellule, atomi), che ci compongono, sono.

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